homepage bottone homepage corsi online
Link Chi siamo Link altre attività link articoli e approfondimenti link affinità Link contatti
Link pagina Eventi ./ Link catalogo per collane Link pagina newsletter
Articoli

 

Intervista a Mary Lou Randour

Articolo tratto dal sito di Sharon Callahan, per gentile concessione dell'autrice

Mary Lou, di solito comincio le mie interviste chiedendo all'intervistato se crede che gli animali abbiano un'anima. Potresti darmi il tuo punto di vista su questo tema?

Posso dire con convinzione che un animale è in grado di godere di una vita spirituale e di avere ciò che noi chiamiamo "anima". Dopo tutto, il termine "anima" si riferisce a quella forza vitale che anima gli esseri viventi e che forgia personalità, pensieri, emozioni e azioni. Chiunque abbia frequentato un po' gli animali, e quasi tutti lo abbiamo fatto, sa di prima mano che gli animali hanno una loro personalità individuale. Gli animali sono in grado di riconoscere queste qualità spirituali nei loro simili.

Cosa significa essere un essere spirituale? Nella mia mente può significare un certo numero di cose: la capacità di apprezzare la bellezza, il senso del gioco e della creatività, l'avere un senso morale e un concetto della morte. Significa anche essere in grado di esprimersi con integrità e essere in grado di sentirsi parte di un universo più grande, che tale "sentimento" sia espresso in parole e pensieri o che sia semplicemente percepito a un qualche livello fondamentale. Non tutte le specie animali sono in grado di fare tutte queste cose, ma credo che ogni animale sia in grado di farne almeno una. Lasciami fare qualche esempio. Sappiamo che i primati soffrono per un lutto. Jane Goodall ha osservato un giovane scimpanzè orfano morire di crepacuore dopo la morte di sua madre. E Koko, il gorilla che sapeva fare la firma, "discusse" del suo punto di vista sulla morte mentre soffriva per il lutto del suo piccolo amico, il gattino All Ball. Testimoni hanno osservato gli elefanti piangere i loro morti... utilizzando le proboscidi per toccare le ossa dei compagni defunti.

I primati e gli elefanti, inoltre, sono in grado di dipingere. Mojo, uno degli scimpanzè che viveva con Roger e Debbi Fouts, è un artista appassionato. Quindi questi animali apprezzano la bellezza e l'espressione creativa.

E hanno un senso del fair play. In un esperimento, alcune scimmie si rifiutarono di dare una scossa elettrica ad altre scimmie, anche se come risultato ricevevano a loro volta una scossa elettrica. In un altro esperimento, un ratto femmina ha attraversato una griglia elettrificata per salvare dei piccoli che non erano suoi. Non c'è altra parola per descrivere tali gesti, se non "nobili". L'idea che gli animali hanno un'anima e godano di una vita spirituale non è nuova. I leader spirituali di diverse tradizioni hanno dichiarato che qualunque cosa succeda agli umani dopo la morte, succede anche agli animali. Per esempio, Swami Vivekananda, che ha portato il Vedanta in occidente, affermò che «se noi abbiamo un'anima, allora l'hanno anche loro, e se non ce l'hanno loro, allora nemmeno noi». John Wesley, fondatore del metodismo, nel sermone "Liberazione generale", affermò che gli animali hanno l'anima e la parola ebraica Nephesh in tutta la Bibbia viene utilizzata riferendosi tanto alle persone quanto agli animali. E C.S. Lewis ha scritto sulla vita degli animali nell'aldilà.

Quindi, certo, se noi andiamo in cielo, anche gli animali ci vanno. Io non vorrei andare in un paradiso dove non ci sono animali e sono certa che sono in molti a condivivere il mio punto di vista.

 

Il tuo nuovo libro è intitolato "Grazia animale". Trovo che il termine "grazia" si utilizzato in molte accezioni diverse. Che cosa intendi per "grazia animale"?

Per quanto mi riguarda, gli animali e la mia accresciuta consapevolezza nei loro riguardi mi hanno dato il dono della grazia. Per grazia intendo quel sentimento di sentirsi chiamati a lavorare a beneficio di altri per il benessere di un tutto più ampio. E nel lavorare per quel tutto più ampio, si perviene a un senso reale dell'essere connessi con tutta la vita e a percepire la parte che si è destinati a giocare nella vasta, gloriosa rete dell'esistenza. Questa chiamata interiore è priva di sforzo, fluisce attraverso di noi. È un sentimento raro e meraviglioso: ci si sente al tempo stesso molto pieni e in un certo senso potenti, ma anche molto calmi, centrati e pieni di accettazione. È un sentimento meraviglioso e vibrante che, naturalmente, non può durare in eterno. Ma si può ricatturarlo. Per me, il mio lavoro con e per gli animali fa proprio questo. E penso che anche altri abbiano potuto percepire questo senso di grazia affiorare dalla consapevolezza evolvente della nostra relazione con gli animali. Rimanere in contatto con la nostra affinità con gli altri animali ci aiuta anche a realizzare e percepire l'interconnessione di questo universo. Tramite questa percezione, il nostro senso di isolamento e di essere una entità singola si dissolve, e possiamo riposare all'interno della gloriosa struttura universale di questo universo. Questo è qualcosa che tutti noi ricerchiamo, credo, questo senso di essere parte di un intero più vasto. Tutti aneliamo alla completezza.

La grazia animale ci aiuta a trascendere il confine arbitrario tra le specie; ci aiuta anche a superare altre distinzioni, come quelle di razza, genere, nazionalità e religione. Una volta superate le barriere di specie, possiamo vedere molto più chiaramente come anche altre distinzioni siano più illusorie che reali, più superficiali che persistenti. Ciò che ci accomuna, che risiede in tutti noi, è il pulsare della vita. Questa realizzazione è il dono meraviglioso che gli animali possono farci.

 

Anche se ho appena cominciato a leggere il tuo libro, ho già visto che io e te condividiamo la convinzione che tutte le cose viventi siano sacre ed uguali. Come risponderesti a una persona che ti chiedesse come è possibile che un coniglio, un gatto e un uomo abbiano tutti eguale valore?

Non penso che abbia senso mettersi a cercare di classificare le specie secondo una scala di valore. Chi dispone del metro di misura con cui stimare tale valore? Di certo non io. È come chiedere a dei genitori di dire quale dei loro figli amino di più o abbia maggiore valore.

Ciò che credo è che tutti gli esseri viventi meritino il nostro rispetto e la nostra attenzione e che proprio nel processo di dedicare loro la nostra attenzione si aprano per noi innumerevoli opportunità spirituali. E so che per ciascun essere vivente, la propria vita è preziosa. Tutte le creature viventi, a meno che sottoposte a forte disagio psicologico o gravemente malate, vogliono continuare a vivere. E faranno ogni sorta di sforzo per vivere.

Penso che dobbiamo stare molto attenti a fare certe assunzioni relativamente al valore della vita umana rispetto ad altre vite. Chiaramente gli animali umani sono quelli con maggiori capacità intellettuali, e questo significa che siamo noi quelli che hanno il potere. Da molti punti di vista, controlliamo il destino di tutta la vita su questo pianeta, animale e vegetale. Per come la vedo io, questo ci dà la grossa responsabilità di fare la cosa giusta. Fare la cosa giusta significa agire in modo tale da prendersi cura di tutta la vita e proteggerla. E quando si verificano situazioni in cui alcuni umani si sentono in conflitto con degli animali, come è successo ad esempio in alcune regioni con i cervi, penso dobbiamo stare molto molto attenti a non decidere automaticamente che la vita umana abbia la precedenza. O in molti casi, che semplicemente le preferenze umane abbiano la precedenza. Nel caso del conflitto uomo-cervi, per esempio, il tutto spesso si riduce alla frustrazione umana di fronte alla distruzione di qualche pianta ornamentale da parte dei cervi che se ne nutrono. Proprio perché disponiamo di così tanto potere sul resto della natura, dobbiamo stare eccezionalmente attenti a come lo esercitiamo.

Quindi non sono in grado di assegnare un diverso valore alle diverse forme viventi. Jeremy Bentham, un filosofo del 19° secolo, pose quella che per me è la domanda fondamentale, che non è "Possono ragionare?" "Possono parlare?", bensì: "Possono soffrire?" Ormai sappiamo che la risposta a questa domanda è "Sì", possono soffrire e di fatto soffrono. Non sempre lo abbiamo pensato. Cartesio dichiarò che le grida degli animali non sono espressione di sofferenza, bensì il suono emesso da un meccanismo, come il ticchettio di un orologio. Da una parte questa posizione oggi ci sembra bizzarra, ma questo modo di pensare si è infiltrato nella nostra consapevolezza a un livello tale per cui non ce ne rendiamo nemmeno conto. E gli antropologi, i biologi, gli etologi cognitivisti e altri scienziati che studiano le vite degli animali hanno raccolto una gran massa di informazioni. Oggi sappiamo molto più che in passato, anche solo venti anni fa. Sappiamo che gli animali godono di complesse vite emozionali. Sappiamo che pensano – non esattamente come noi, ma pensano. Pianificano, si ingannano l'uno con l'altro (come ha dimostrato un esperimento sul linguaggio negli scimpanzè), formano elaborati gruppi sociali, utilizzano strumenti, formano attaccamenti ed esprimono preferenze... tutto questo è stato documentato.

E sappiamo anche che la maggior parte degli animali, e sicuramente tutti i mammiferi, provano dolore fisico. Il sistema limbico, una parte del cervello che tutti i mammiferi possiedono, è associato con la capacità di provare emozioni, inclusi i desideri. E l'ipotalamo, una struttura condivisa da tutti i vertebrati, è coinvolta nella capacità di sperimentare emozioni positive e negative e nella percezione del dolore. Altri animali hanno neurocettori del dolore come i nostri. Ed è importante comprendere che gli animali possono provare dolore psicologico, oltre che fisico. In questo sicuramente siamo tutti uguali: nella capacità di provare piacere e dolore e di avere una vita emozionale.

 

Come hai iniziato a interessarti a questo argomento?

Non sono stata io a scovarlo. È stato lui a scovare me. Per gran parte della mia vita adulta ho cercato di trovare un qualche senso di appagamento – o agio – spirituale, e non sono riuscita a trovarlo. La mia ricerca ha avuto alti e bassi e nel tempo ho investigato diverse tradizioni religiose. In alcuni periodi, rinunciavo alla ricerca. Contemporaneamente, ero divenuta consapevole, anche se in maniera un po' distaccata, delle condizioni della fauna selvatica, degli animali nei circhi e negli zoo, nelle fattorie industriali e nei laboratori. Facevo donazioni a un gruppo animalista, ma per lo più mantenevo questa debole consapevolezza nella mia visione periferica. Poi un giorno decisi di comprare un libro di cui avevo sentito parlare già da diverso tempo: Liberazione animale, di Peter Singer. Lo lessi, e tutte quelle piccole porte che avevo tenute chiuse per bloccare la mia consapevolezza delle condizione degli animali improvvisamente si spalancarono e uscirono dai cardini. Non avevo dove nascondermi. Ero sommersa da immagini di animali sofferenti, perché è questo che Peter Singer documenta in maniera tanto efficace, sostenendo la causa filosofica e morale dei diritti animali.

Ero dilaniata. Facevo brutti sogni. Piangevo nel letto. Non potevo fare a meno di essere proprio lì, con gli animali, nella loro sofferenza. Oscillavo tra l'essere tormentata dal dolore e divorata dalla rabbia. Sapevo che non avrei potuto andare avanti così. Avevo bisogno di una qualche risorsa interiore, un centro spirituale, dal quale portare avanti la mia vita. Senza di esso, non sarei stata utile a nessuno; né a me stessa, né a quegli animali che ero determinata ad aiutare. La mia ricerca spirituale, che era rimasta in stallo, ne fu rinvigorita. La ripresi con una nuova motivazione e determinazione. Gli animali mi avevano parlato attraverso la loro sofferenza e mi avevano aperto il cuore e dato la possibilità di guarire la mia impasse spirituale. Mi fecero il dono della grazia.


Potresti dirci qualcosa sul ruolo che gli animali svolgono nell'aprire le persone spiritualmente?

Sono molti i modi in cui gli animali possono riuscire a toccarci quando nient'altro sembra riuscire a farlo. Il meccanismo in azione, qui, credo sia che quando stabiliamo una connessione con gli animali, abbiamo ormai spezzato quella barriera che la nostra società erige attorno alla nostra specie, separando noi stessi dal resto del mondo vivente, vedendoci come distinti. Non pensiamo nemmeno a noi stessi come ad animali. Lo vediamo tutte le volte che qualcuno si riferisce a qualche essere umano infido con l'espressione: "Che animale!" Una volta spezzata la barriera di specie, è un po' come se si fosse esercitato una sorta di "muscolo spirituale", in modo che da allora in poi è più facile percepire le connessioni e superare altre distinzioni che rappresentano degli impedimenti spirituali. Tutte le discipline spirituali che conosco hanno come obiettivo la capacità di sentirsi connessi a un tutto più grande. Gli animali possono sicuramente assisterci in questo.


Sembri sostenere che il fatto di diventare consapevoli della sofferenza possa portarci a una realizzazione spirituale. Puoi dirci qualcosa su come funziona?

A nessuno piace soffrire, né incontrare la sofferenza. Ma fa parte della vita ed è inevitabile. Il modo in cui affrontiamo la sofferenza, e non se affrontiamo la sofferenza, determina molto del nostro carattere, della nostra maturità spirituale. Non dobbiamo sfuggirla né negarla.

La teologa tedesca Dorothee Soelle, nel suo libro Sofferenza, propone l'idea che l'unica cosa che tutti possiamo fare è essere testimoni attivi della sofferenza. Ella pone la domanda: "La sofferenza.... serve a Dio o al diavolo? Ci spinge a diventare più vivi o ci rende moralmente paralizzati?"

Anche Gary Kowalski sottolinea l'importanza di essere testimoni attivi della sofferenza, perché solo allora la sofferenza può servire a uno scopo superiore. La sofferenza non deve mai essere negata o dimenticata. Recentemente sono stata molto toccata da una cosa. Stavo partecipando a una dimostrazione "Venerdì senza pellicce" fuori da un grande magazzino facente parte di una catena locale. È una tradizione, per le associazioni animaliste, prendere di mira i negozi di pellicce il venerdì prima del Giorno del Ringraziamento per promuovere nuove politiche "senza pellicce". C'era stata una buona frequenza, eravamo in circa 90 fuori dal negozio, a esporre i nostri cartelli, cantare e marciare lì davanti in maniera ordinata. Molti dei cartelli mostravano i cupi risultati del commercio delle pellicce: animali presi nelle trappole, animali scuoiati, animali bastonati, ecc. Non è divertente guardare queste immagini di sofferenza; ma esse mostrano la realtà di ciò che succede agli animali sfruttati per le loro pellicce. Notai una donna piuttosto anziana, vestita elegantemente con un completo, capelli bianchi e un bastone, che ci osservava. Dalla sua espressione, non riuscivo a decifrare cosa pensasse. Poi, si infilò nella colonna in marcia e si unì alla linea del picchetto! Ne fui così toccata! Aveva guardato i cartelli, non aveva voltato le spalle alla sofferenza, e si era unita al nostro gruppo. Scelse di essere testimone attivo della sofferenza. Non ebbi occasione di parlarle, ma posso indovinare che abbia ricavato qualcosa dalla sua partecipazione: che si sia sentita meglio con se stessa, che si sia in qualche modo sentita più connessa con la vita grazie al fatto di aver preso posizione in favore della sua protezione. E fu proprio il suo riconoscere la sofferenza ad aprire questa porta per lei. Esiste, naturalmente, una quota di sofferenza che è parte integrante della vita: le persone che amiamo muoiono, invecchiano, ci lasciano. Niente rimane uguale a lungo. In qualità di psicologa, so anche come infliggiamo sofferenza a noi stessi. Ci preoccupiamo inutilmente, ci abbandoniamo a illusioni di grandeur, e ci dedichiamo a ogni sorta di debolezza umana. La sofferenza che cattura la mia attenzione, e la sofferenza di cui parlava Dorothee Soelle, è la sofferenza inflitta a esseri innocenti. La sofferenza di una volpe presa nella morsa d'acciaio di una tagliola per soddisfare la vanità di qualcuno o il capriccio di uno stilista. Quindi dobbiamo fare in modo di non voltare le spalle quando questa sofferenza si presenta davanti a noi. Magari passiamo di fronte a un picchetto, o leggiamo un articolo in un giornale, o riceviamo una sollecitazione per posta. Quando si tratta di animali, è facile non farci caso. La loro sofferenza spesso ci viene nascosta; essa esiste dietro le porte chiuse delle fattorie industriali, o dei laboratori di ricerca. Avviene dietro le scene nei circhi. Non incrociamo direttamente gli animali allevati negli allevamenti da pelliccia o gli animali presi nelle trappole in natura.

Moltre tradizioni religiose ci indicano che il percorso verso la completezza spirituale spesso comincia con l'invito a diventare consapevoli della sofferenza. La sofferenza degli innocenti del mondo richiede la nostra attenzione, e noi dobbiamo rispondervi se vogliamo crescere spiritualmente. Il monaco zen e attivista per la pace Thich Nhat Hanh ha parlato di questo. Nella tradizione yoga di Patanjali diventare consapevoli della sofferenza è un passo necessario sul percorso verso la realizzazione. Esso stimola la nostra compassione e la compassione a sua volta ci libera dai limiti del nostro ego. A questo punto, molte persone penseranno tra sé: «Sì, ma c'è così tanta sofferenza al mondo, e anche molti esseri umani stanno soffrendo. Come faccio a rispondere a tutto? C'è un limite a quello che posso fare». Ovviamente questo è vero. Ma è vera anche una cosa che io non mi stanco di sottolineare. Poiché gli animali circondano le nostre vite in modi di cui inizialmente non ci rendiamo nemmeno conto, ogni giorno abbiamo innumerevoli opportunità di prestare attenzione, di crescere spiritualmente. Possiamo essere più attenti al cibo che mangiamo, prendendo in considerazione il modo in cui le nostre scelte influiscono sulle vite degli animali, sulla loro sofferenza e sul loro dolore. Possiamo prestare attenzione ai prodotti cosmetici che utilizziamo, ai prodotti per la pulizia della casa, in modo da accertarci che le nostre decisioni non contribuiscano alla sofferenza degli animali. Possiamo comprare prodotti che non siano testati sugli animali e che non utilizzino ingredienti animali. Ormai sul mercato esistono tantissimi ottimi prodotti con queste caratteristiche. Possiamo scegliere di non partecipare a forme di intrattenimento che si basino sullo sfruttamento e la sofferenza di animali, come i circhi, molti zoo e tutti i rodei. Possiamo essere testimoni della sofferenza nel mentre seguiamo il ritmo delle nostre vite, senza dover deviare di un passo. Queste sono tutte cose che facciamo comunque: mangiare, acquistare prodotti e vestiti, uscire, ecc. Incorporare questo tipo di consapevolezza nelle nostre vite spirituali quotidiane non sottrae nulla alle altre cause che ci sono care. Possiamo fare questo e avere ancora il tempo di darci da fare per eliminare il problema dei senza tetto, della fame, del razzismo e delle ingiustizie sociali di ogni genere. Semmai, penso che questo potenzi ulteriormente le altre cause, perché ogni volta che prendiamo consapevolmente la decisione di agire in un modo che rispetta la vita, noi cresciamo. Diventiamo esseri umani più completi e migliori e contribuiamo di più al mondo e al nostro impegno in esso. Impegnarsi spiritualmente nei confronti degli animali è un proposito senza perdenti.


Cosa possono insegnarci gli animali sulla spiritualità?

Moltissimo. Ci possono insegnare ad affrontare la vita con pienezza, senza esitazione. Questa è la cosa che gli riesce meglio, non è vero? Possiamo vedere che gli animali sembrano vivere la vita in maniera più intensa e più pura di noi. Qualunque cosa stiano provando – gioia, delusione, anticipazione – la provano pienamente, direttamente, senza trattenersi. Penso che molti di noi aspirino a potersi esprimere con tale abbandono e integrità. Molti di noi vengono attirati dagli animali perché, ritengo, abbiamo perso il contatto con una parte essenziale e vitale di noi stessi. Così, quando entriamo in contatto con gli animali possiamo tornare a sentirci vivi. Poiché si aprono in maniera così completa, gli animali possono insegnarci molto sull'amore e sulla fiducia.

Attraverso il contatto con gli animali, possiamo imparare a superare le differenze; possiamo superare quei muri che abbiamo eretto tra noi e loro, che questo "loro" sia un'altra specie, un'altra razza, un'altra nazionalità. Noi umani abbiamo la tendenza a organizzare e categorizzare il mondo. Da molti punti di vista, questo è estremamente utile. Ma questa tendenza può essere solo un ostacolo per la nostra crescita spirituale.

Credo che tutti noi proviamo questo "desiderio di completezza". Desideriamo sentirci connessi con tutta la creazione per superare questo senso di isolamento e separazione. Molti bambini sanno come farlo. E non è che i bambini abbiamo qualcosa che noi non possediamo; l'avevamo anche noi, ma l'abbiamo persa nel processo del "diventare grandi ". La differenza tra noi e gli altri animali è una differenza di grado, non di tipo. Sai, una volta che hai compreso che tutti siamo affini, io credo che sia come esercitare un muscolo spirituale essenziale. Si è superata non solo la barriera di specie, ma anche altre barriere. Non importa a quale tradizione si faccia riferimento, l'obiettivo spirituale è sempre lo stesso: connettersi con ciò che è sacro, dissolvere i confini che erigiamo tra noi stessi e il sacro, realizzare che questo sé che si sente così distinto è in realtà un'illusione, a livello spirituale. Se si rimane intrappolati nel sentirsi separati dalla vita attorno a noi, se si rimane nellla conformazione mentale del "fare distinzioni", ci perdiamo il sentimento vitale della connessione. Gli animali ci portano in quella "sacra presenza".

 

In Grazia animale, tu sottolinei l'importanza della consapevolezza e della compassione, e le colleghi. Poi spiegarci brevemente cosa intendi per consapevolezza? E in che modo la consapevolezza è legata alla compassione?

Vorrei cominciare con un esempio: mia sorella Carole. Lei ricorda di aver guardato in passato la cerimonia di liberazione delle colombe all'apertura dei Giochi olimpici e di aver apprezzato la drammaticità della scena. Poi iniziò a leggere di più in merito al trattamento e alle condizioni degli animali e si rese conto che forse quelle colombe non si stavano divertendo molto. Indagò, e scoprì che in effetti era così: vengono tenute stipate in un contenitore da qualche parte sotto il livello del terreno e poi lanciate verso l'alto. Per loro non è un'esperienza piacevole. Gruppi animalisti sono riusciti a far abolire questa cerimonia nei Giochi olimpici. Tuttavia questa pratica continua a Disneyworld. Quando mia sorella ebbe occasione di vedere questa stessa procedura di rilascio delle colombe dopo essersi informata sulle loro condizioni, notò qualcosa di diverso: la confusione degli uccelli, la loro esitazione. In altre parole, la sua consapevolezza si era espansa. E una volta che si era espansa, l'intera immagine veniva percepita in modo diverso. Ma questo è solo il primo passo. Se mia sorella si fosse fermata lì, a una consapevolezza accresciuta che le colombe soffrivano in occasione di queste cerimonie, ciò non sarebbe stato sufficiente. Sarebbe stato un esercizio spirituale incompleto. Lei, tuttavia, non si fermò lì. Scrisse una lettera a Disneyworld, deprecando la cerimonia di rilascio delle colombe e chiedendo di abolire tale pratica.

Penso che la consapevolezza abbia certe caratteristiche. Utilizzando di nuovo l'esempio di mia sorella, mentre io mi facevo sempre più coinvolgere nel movimento di difesa dei diritti animali, anche lei iniziò a informarsi di più e ne parlavamo insieme. La consapevolezza si realizza in un contesto e attraverso una relazione.

Sono anche fermamente convinta che la consapevolezza richieda la nostra attenzione e la nostra azione. Penso che tecnicamente "consapevolezza" sia un sostantivo, ma io la penso come un verbo. Per essere completa, essa richiede di intraprendere un'azione, un'azione compassionevole. Quindi la consapevolezza non è qualcosa che ci succede, ma consiste nel decidere, nell'imparare e nell'agire. Consapevolezza e compassione formano una sorta di circolo. Intraprendere un'azione compassionevole e la consapevolezza si alimentano vicendevolmente. Nel rispondere in maniera compassionevole, potenziamo la nostra consapevolezza e poi, continuando a rispondere in maniera compassionevole, continuiamo a mantenere attivo un processo spirituale.

Puoi dare un esempio di come l'entrare in una relazione spirituale con gli animali possa essere qualcosa che si realizza nel bel mezzo della nostra vita quotidiana? Magari un esempio dalla tua stessa vita?

Bè, penso sia davvero facile, perché gli animali sono tutto intorno a noi e quindi abbiamo infinite possibilità, ogni giorno, di fare una dichiarazione di pratica spirituale, di prendere parte alla sacralità della creazione in maniera significativa e deliberata. Una delle prime cose che faccio quando mi alzo è farmi una doccia, magari mi lavo i capelli, passo il filo interdentale tra i denti, e mi metto un po' di trucco. Seguo anche una terapia sostitutiva ormonale. Tutto questo nella prima mezz'ora. A cominciare dal sapone e dallo shampoo che uso, mi accerto di utilizzare prodotti che non sono stati testati su animali e che non impieghino ingredienti animali. Oggi sono disponibili sul mercato dozzine di ottimi prodotti di questo genere. Lo stesso con il dentifricio. Alla gente non viene in mente che cose come il dentifricio e lo shampoo siano testate sugli animali; ma credetemi, lo sono. Eppure, questo non è necessario, perché ci sono ottimi prodotti per cui non viene fatto. Mi accerto anche che le spazzole per capelli che utilizzo non contengano prodotti animali, come ad esempio setole di cinghiale. Mi accerto anche del fatto che gli estrogeni che utilizzo siano di origine vegetale e non estratti dall'urina di giumente gravide, come il noto Premarin. Esistono diverse alternative al premarinestrodil, per esempio l'estradiolo.

Questo solo per la prima mezz'ora. Il punto, tuttavia, sta, nel momento in cui acquistiamo questi prodotti, nel pensare consapevolmente alla decisione e all'azione di affermazione della vita che stiamo facendo. Quando li utilizziamo, portiamo consapevolezza al fatto che con la nostra azione stiamo facendo un'affermazione. Stiamo dicendo NO! alla sofferenza; abbiamo rifiutato di partecipare alla sofferenza e alla morte di altre creature viventi.

Stiamo dicendo SI alla vita e alla sacralità della vita. Questo ci dà una bella sensazione. E non è stato necessario fare nulla di eroico; non abbiamo dovuto dedicargli del tempo in più e non ci è costato più soldi di quanti ne avremmo comunque spesi.

Quindi abbiamo delle meravigliose opportunità spirituali che si presentano a noi ogni giorno, tutti i giorni, tutte all'interno del ritmo della nostra vita quotidiana. Portando consapevolezza a come le nostre decisioni influenzino le vite di così tanti animali, e scegliendo di rispettare la vita invece che partecipare alla sofferenza e alla morte, cresciamo spiritualmente. Ogni volta che ci laviamo le mani, i denti, i capelli, o decidiamo cosa mangiare o cosa indossare, o quale tipo di intrattenimento guardare, evitando di partecipare a circhi, rodei e di andare nella maggior parte degli zoo, possiamo influenzare positivamente la vita degli animali, possiamo contribuire al rispetto per la vita e al nostro ambiente. Questa è un'opportunità potente! E gli animali ce la offrono ogni singolo giorno. È un grande dono. Gli animali sono "incarnazioni di benedizioni e di grazia".

Noto con piacere che sei stata abbastanza coraggiosa da affrontare, verso la fine del tuo libro, il tema del vegetarianesimo e del veganismo. Citi il fatto che essere vegana fa parte della tua pratica spirituale. Io ho gli stessi sentimenti, anche se non ho mai veramente considerato il mio essere vegana come una pratica spirituale, quanto piuttosto il naturale risultato della crescita della mia compassione. Per la persona media, la tua idea di farne una pratica spirituale potrebbe benissimo essere più utile. Come risponderesti a coloro che ti ponessero domande relative alla catena alimentare naturale e alla nostra parte all'interno di essa, o a coloro che ti chiedessero se non stai ignorando l'ordine naturale delle cose?

La natura evolve. L'umanità evolve. Forse centinaia, migliaia di anni fa era necessario per molti esseri umani, o per la maggior parte di loro, uccidere animali per poter vivere. Forse il clima in cui vivevano queste persone, o invece il fatto di condurre una vita nomade, rendevano impossibile basare la loro dieta sui vegetali. Questo è probabilmente ancora vero per una piccola minoranza di popoli indigeni.

È anche vero che la consapevolezza umana è cambiata nel tempo relativamente a ogni tipo di cose: l'atteggiamento verso la schiavitù, verso i diritti delle donne.... Oggi sappiamo molto di più sugli animali, grazie alle meravigliose ricerche scientifiche che sono state condotte negli ultimi vent'anni circa. Tutte le ricerche puntano nella stessa direzione, che si tratti di utilizzo del linguaggio dei segni da parte di scimpanzè, delle capacità comunicative dei delfini, o dell'uso di utensili da parte degli uccelli: gli animali sono molto più intelligenti di quanto pensassimo. Hanno una loro consapevolezza. Come noi, sono esseri psicologici che vivono nel mondo e che mostrano preferenze, pianificano, decidono, formano gruppi sociali, hanno attaccamenti; tutte attività che dimostrano individualità. Sono esseri individuali che provano dolore e piacere.

Se ci si apre a questo fatto, ci si deve per forza chiedere su quale base si può togliere la vita a un altro essere senziente che si stava godendo la vita e che voleva vivere. E tutti gli animali, naturalmente, vogliono vivere. Essi lottano per sopravvivere; a volte di fronte a grandi difficoltà.

Non è indipensabile togliere la vita per vivere, quanto meno non la vita senziente. E solo la vita senziente può provare dolore o piacere; solo gli esseri senzienti hanno le strutture neurologiche che permettono loro di percepire e di pensare. In altre parole, non si può paragonare una mucca e una carota.

Una dieta vegana presenta molti altri vantaggi, oltre al beneficio che ne traggono gli animali.

C'è la salute umana. È stato dimostrato scientificamente che le persone che hanno una dieta basata sui vegetali sono meno predisposte ad ammalarsi di un gran numero di malattie: malattie cardiache, ipertensione, diabete, cancro, osteoporosi. Chi è vegetariano tende a pesare meno dei carnivori, una media di nove chilogrammi in meno.

E una dieta vegetale non fa bene solo perché non si mangia grasso animale, bensì anche perché ciò che si mangia sostiene la salute. Gli isoflavoni, contenuti nei prodotti a base di soia, riducono il rischio di cancro, abbassano il colesterolo, migliorano l'assorbimento del calcio. Cipolle e aglio proteggono dai virus, dal cancro e dall'ipertensione; le fibre abbassano il colesterolo. Come disse Howard Lyman: «Non succede mai di accendere la TV e di sentire il telegiornale annunciare che uno studio medico di Harvard ha dimostrato che il roast beef stimola il sistema immunitario, o che il maiale fa bene alla prostata o che il pollo aiuta a prevenire l'artrite.» E non succederà mai.

Le diete vegetali proteggono l'ambiente. La distruzione della foresta pluviale è dovuta in larga misura all'allevamento di animali per l'industria della carne e dei latticini. Gli escrementi animali avvelenano le falde acquifere, i torrenti e i fiumi. Abbiamo già avuto un buon numero di "infiltrazioni" provenienti da "lagune". Un eufemismo per dire che certi corpi d'acqua sono talmente pieni di escrementi animali che alle volte esplodono e le loro acque si infiltrano nel terreno o nelle acque vicine.

La dieta vegetale sostiene la giustizia sociale. Una cosa di cui la maggior parte delle persone non si rende conto è che allevare animali per mangiarli è una procedura talmente inefficiente che contribuisce alla fame nel mondo. L'80% dei cereali e dei legumi coltivati negli Stati Uniti è destinato al bestiame. Un terzo di tutto il pesce pescato viene dato in pasto agli animali di allevamento. E in questo momento c'è grande preoccupazione per l'esaurimento delle risorse ittiche negli oceani e nei fiumi.

Invece di nutrire il bestiame potremmo nutrire più persone. Molte di più. Ci vogliono 7,25 kg di cereali per ottenere 450 grammi di carne di manzo. Lo stesso quantitativo di cereali potrebbe nutrire 32 persone.

Il Council on Agricultural Science and Technology ha calcolato che se la popolazione mondiale diventasse vegetariana, e se applicassimo la tecnologia alla coltivazione dell'attuale superficie coltivata, potremmo nutrire 10 miliardi di persone. Diversamente, continueremo a essere testimoni della morte per fame degli esseri umani.

Il Allan Shawn Feinstein World Hunger Program a Brown U. ha calcolato che se il cibo fosse equamente distribuito, con gli attuali livelli di produzione si potrebbe fornire un'alimentazione adeguata a 5,5 miliardi di persone, se queste seguissero una dieta vegetariana.

In altre parole, se davvero vi preoccupa la fame nel mondo, non mangiate carne e latticini.

Nella mia mente, l'"ordine naturale" consiste nell'evolversi e nell'aiutare il pianeta ad evolversi trasformandosi in un luogo più pacifico e più giusto. Si può farlo cambiando la propria dieta e basandola sui vegetali. Non è complicato. È molto semplice. E, per esperienza, so che è anche piuttosto piacevole!

Nel tuo libro parli di come molte tradizioni religiose siano a sostegno di una relazione spirituale con gli animali: induismo, giainismo, buddismo, ebraismo e cristianesimo. Ma non è forse possibile trovare, nei testi di quelle stesse religioni, altri passaggi in cui la tua posizione viene contraddetta?

Sì, certo. Si possono trovare contraddizioni in qualsiasi testo religioso praticamente su qualsiasi argomento, non solo sulla nostra relazione con gli animali. Per me, la cosa importante non è che esistano tali contraddizioni, che è una cosa prevedibile. Ciò che è importante è che se si ha intenzione di forgiare una "giusta relazione" con gli animali, tutte le maggiori religioni offrono sostegno nel farlo nelle loro scritture.

Nell'induismo, nel giainismo e nel buddismo, il principio centrale sottostante è l'ahimsa, o innocuità verso tutte le creature viventi. Il primo precetto del buddismo è basato su questo: non recare danno né uccidere un altro essere vivente. Per questo motivo, in queste tradizioni asiatiche esiste un forte ideale vegetariano.

Anche i concetti di reincarnazione e karma si prestano a una relazione più attenta con gli animali. Se davvero si crede che è possibile che un animale sia stato un essere umano o persino un proprio parente, ovviamente si tende a riflettere di più su come lo si tratta. Non si vorrebbe mai mangiare la propria zia, dissezionare uno zio o scuoiare un cugino!

Nell'abraismo è in corso un movimento di revival per riportarlo alle sue origini vegetariane. Roberta Kalechofsky e Richard Schwartz hanno elegantemente scritto di questa nuova kashrut, che in pratica si occupa della spiritualità del nutrirsi. E anche della tikkun ha olam (riparazione del mondo). La nuova kashrut del vegetarianesimo ci riporta in una relazione giusta con gli animali e con il mondo; aiuta a guarire il pianeta. E lavora in direzione di una società giusta e pacifica.

Inizia con la Genesi 1:29-30, dove Dio essenzialmente prospetta una dieta vegetariana per l'uomo e per gli altri animali. (Dio disse: «Vedete, vi ho dato ogni pianta che dà seme che esiste sulla faccia della terra, e ogni albero con semi nei suoi frutti; questi saranno il vostro cibo. E a ogni bestia sulla terra, a ogni uccello dell'aria, e a ogni creatura che striscia sulla terra, a qualsiasi cosa possegga il soffio della vita, ho dato ogni pianta verde per cibo».)

Nella nostra relazione con gli animali non è coinvolta solo una dieta vegetariana. Si tratta di tutti i modi in cui utilizziamo gli animali. Ho visto che il Ministro dell'educazione di Israele ha abolito la dissezione degli animali nei corsi di biologia in tutte le scuole statali. Ha detto che: «È più importante insegnare agli studenti israeliani la compassione per gli animali, e una compassione umana come questa farà nascere maggiore compassione per gli esseri umani». La sua decisione è sensata da molti punti di vista; essa trova sostegno anche nelle scritture. In tutta la Bibbia ebraica, la parola nephesh, anima, è utilizzata per riferirsi tanto all'anima umana che a quella animale. Ma non è necessario entrare in un dibattito sul fatto che questo testo religioso sostenga o meno una certa relazione con gli animali. Basta fermarsi a quelli che sono i principi essenziali di ciascuna tradizione religiosa: amore, esercizio della compassione, lavorare e vivere per realizzare un bene più vasto per tutti. Ri-pensando la nostra relazione con gli animali possiamo avvicinarci alla realizzazione di quegli ideali religiosi. Tutti gli animali della nostra vita, visti e non visti, ci offrono questa possibilità ogni giorno. Ed è una possibilità che spero coglieremo.

Sharon Callahan    link scheda autore
(traduzione di Elena Grassi)

Vai all'elenco degli articoli Vai alla scheda libro "Grazia animale"
Torna alla link homepage Torna in link alto