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Animali maestri di vita?

Articolo pubblicato sul sito Auraweb il 28.9.2007

Chiunque abbia imboccato un percorso di crescita personale e spirituale finisce inevitabilmente per affrontare la sfida di arrivare a concepire la realtà come un tutto unico e indissolubile, e di rispettare ogni forma vivente riconoscendone il ruolo irripetibile nella rete della vita.

Chi poi, per una spinta interiore, è attratto in particolare dal mondo animale, sarà portato probabilmente a chiedersi: ma se io, come essere umano, sono un’anima che si incarna con uno scopo e un progetto, sarà così anche per gli animali? E di conseguenza, chi ha uno o più animali “da compagnia”, arriverà a chiedersi: qual è lo scopo del mio cane/gatto? È un caso che sia finito a vivere con me, oppure è venuto per darmi degli insegnamenti, e lo stesso io per lui?

Così come per poter veramente aiutare una persona bisogna saperla ascoltare e capire, e saper comprendere quale sia il suo prossimo passo evolutivo, la sfida che sta affrontando, allora le cose non potranno essere tanto diverse per i “nostri” animali. Però con loro non possiamo metterci a intavolare una piacevole conversazione, perchè essi non hanno ancora sviluppato il piano mentale, che in loro è solo in fase embrionale. Ma il fatto che i nostri animali non siano in grado di esprimere a parole ciò che sentono, provano o pensano, ci fa commettere l’errore di non porci in ascolto dei loro messaggi o addirittura di pensare che non abbiano nulla da dirci, se non chiederci un po’ di cibo e qualche coccola.

Gli animali nel loro complesso, per il loro stesso modo di esistere, possono insegnarci molte cose che noi uomini, focalizzando la nostra evoluzione sullo sviluppo della mente - la quale nei suoi livelli inferiori tende a essere separativa e giudicante - abbiamo quasi dimenticato: vivere il momento presente, gioire delle piccole cose, fluire con i ritmi della natura e quindi anche con quello della nascita e della morte, essere pienamente se stessi senza mai recitare dei ruoli o preoccuparsi delle aspettative altrui, accettare le situazioni per quello che sono, e così via.

Gli esseri umani nel loro complesso, proprio grazie allo sviluppo del piano mentale, possono insegnare agli animali che vivono con loro a fermarsi a riflettere prima di fare qualcosa (attraverso l’educazione e l’eventuale addestramento), a rispettare regole, a non decidere le proprie azioni solo attraverso gli automatismi dell’istinto o della spinta emozionale bensì a osservare le situazioni e a chiedersi come è meglio comportarsi, ad assolvere determinati compiti e mansioni, a risolvere piccoli problemi, e così via.

Su un piano ancora più profondo e personale, i nostri animali spesso ci fanno da specchio. Poiché vivono focalizzati sul piano emozionale, essi sono molto sensibili alle nostre emozioni, per cui facilmente se siamo nervosi e irrequieti, essi a loro volta lo saranno. Si può dire che questa sia un po’ la missione dei nostri piccoli amici: stare al nostro fianco per sostenerci nel nostro percorso, arrivando a volte fino alle estreme conseguenze.

Diversi veterinari che hanno abbracciato una visione olistica dell’animale e del suo rapporto con l’amico umano, riferiscono di osservare spesso animali che presentano la stessa malattia del compagno umano, o addirittura la anticipano nel tempo; i casi sono talmente tanti che non può trattarsi di semplici coincidenze.

Chiunque viva da qualche tempo con un animale e si guardi alle spalle con uno sguardo introspettivo, sarà sicuramente in grado di notare diversi momenti e modi in cui il suo animale gli ha insegnato qualcosa. Magari in un periodo di tensione osservare il nostro cucciolo giocare spensierato ci ha fatto ricordare che da molto tempo non facevamo la stessa cosa; oppure il micio che non tanta cura si pettina e si pulisce ci ha fatto ricordare che stiamo trascurando il nostro corpo fisico.

Spesso le problematiche che si manifestano nel rapporto col nostro animale possono essere occasioni di auto-osservazione e auto-riflessione. Se il nostro cane tira al guinzaglio come un ossesso, potremmo smettere di affibbiargli l’appellativo di testardo e arrivare a considerare che se qualcuno ci trascina, vuol dire che al tempo stesso noi ci lasciamo trascinare. È forse un comportamento che applichiamo spesso nella vita? Abbiamo un atteggiamento passivo e ci facciamo trascinare da cose, persone e situazioni, per poi lamentarci che è colpa di questo o di quello?

E qual è la soluzione? Naturalmente quella di smettere di farsi trascinare e di decidere autonomamente la direzione da prendere. Questo si applica anche al cane: se lui tira noi restiamo immobili e ci muoviamo solo nel momento in cui il guinzaglio si fa lasco; all’inizio si procederà a passetti, ma con tanta pazienza (dipende da quanto tempo l’abitudine si è instaurata) prima o poi Fido capirà che se tira non va da nessuna parte e solo rimanendo al passo col compagno umano può raggiungere i suoi obiettivi.

E qui siamo giunti a un ulteriore approfondimento: rimanere al passo col compagno umano significa rimanere connessi: sapere che c’è, considerarlo, rispettarne in tempi. Perchè il cane abbia voglia di fare questo, bisogna che il compagno umano sappia essere, nella vita del cane, una presenza forte e coerente, stimolante, capace di attirare l’attenzione e l’interesse, tale che rimanere connesso con lui sia un piacere e non una forzatura.

Ci siamo resi interessanti e autorevoli agli occhi del nostro cane? Chissà, forse anche nella nostra vita gli altri hanno iniziato a trascinarci qua e là perchè noi abbiamo sempre abdicato a esprimere il nostro parere, a essere propositivi e interessanti, per paura del rifiuto o del giudizio.

Come ogni relazione dunque, anche quella coi nostri animali non manca di essere fonte di stimoli e riflessioni e, se siamo disposti a metterci in discussione, è davvero ricca e piena, non meno di quanto può esserlo la relazione con altri esseri umani, e a volte persino di più, per il carattere pieno e incondizionato dell’affetto dell’animale, che ci fa sentire completamente accettati e amati con tutti i nostri “difetti”, e quindi ci fa abbassare le difese.

In tutto questo l’animale non è semplice attore o soggetto passivo. A livello animico sceglie un determinato compagno umano perchè è quello migliore per l’esperienza di vita che vuole esperire. Nulla avviene per caso. State pur certi dunque che quella palla di pelo che dorme sul vostro divano o nella sua cuccia ha qualche cosa da dirvi. Come sarebbero bello, vero, se potesse semplicemente parlare? O forse no.

Sappiamo per esperienza che non sempre la parola è risolutiva nella comprensione reciproca. E forse proprio perchè con lui non possiamo usare le parole, l’animale ci stimola a sviluppare i piani più elevati della nostra mente, quelli intuitivi. Ci sono persone che sono in grado di comunicare telepaticamente con gli animali e riceverne messaggi reali e affidabili. Ma chiunque di noi può fare pratica nel porsi all’ascolto del proprio compagno a quattro zampe.

Si può iniziare semplicemente dall’osservarlo attentamente assumendo però un atteggiamento meditativo-ricettivo. Mentre il nostro amico dorme, osserviamolo da una certa distanza, rallentando e approfondendo il nostro respiro e quietando la nostra mente; osserviamo attentamente il suo corpo, notando dettagli che magari normalmente ci sfuggono: ammiriamo la bellezza delle linee, la pienezza dei muscoli, la sofficità o il colore del pelo, una determinata curva o una piccola fossetta, e così via.

Possiamo anche provare a immedesimarci: cosa si proverà ad avere una coda? E a camminare a quattro zampe col muso a terra percependo mille odori? O ad arrampicarsi agilmente sugli alberi? Proviamo a proiettarci nel corpo nel nostro animale e ad ascoltare ciò che sentiamo. Con un po’ di pratica e di pazienza potremo iniziare a percepire gli stati d’animo dell’animale e persino iniziare a riceverne immagini mentali o pensieri.

Ci vuole esercizio, pazienza, ascolto. All’inizio le percezioni sono molto sottili, poi si faranno sempre più chiare, e potremmo rimanere sorpresi, a volte, di sapere in anticipo cosa il nostro animale ci vuole comunicare. In questo modo, per amore del nostro animale potremo persino imparare a dedicare più tempo a rilassarci, centrarci e meditare.

Possono essere molto utili delle piccole sedute di massaggio, durante le quali accarezzare e massaggiare dolcemente ogni parte del corpo dell’animale, in maniera molto diversa dal modo consueto di accarezzare e interagire - soprattutto coi cani - che di solito è superficiale, stimolante ed energizzante. Il massaggio lento rafforza il legame tra i due ed è particolarmente utile con quegli animali che sono molto nervosi e irrequieti, che si muovono in continuazione e spesso sembrano persino non avere consapevolezza del proprio corpo.

Tra di loro gli animali non possono accarezzarsi o massaggiarsi (al limite possono leccarsi); solo dall’uomo può venire loro questo piacere e non tutti lo accettano subito volentieri, soprattutto in alcune parti del corpo. Il tocco umano in ogni parte del corpo permette all’animale di rendersi consapevole del proprio fisico, di quanto è grande, dello spazio che occupa e di cosa sente in ogni sua parte, e col tempo lo aiuterà a rilassarsi e a sentirsi più a suo agio nel proprio corpo.

Adesso che siamo arrivati a considerare il nostro animale un’anima e una coscienza evolvente esattamente come lo siamo noi, solo incarnata in un diverso corpo e in un diverso stadio evolutivo, non potremo fare a meno di porci anche altre domande: come posso educarlo al meglio, qual è il modo migliore per curarlo quando è malato, qual è il cibo migliore perchè sia sano il più a lungo possibile, e così via.

Ne più ne meno le stesse domande che potremmo porci per i nostri figli o per noi stessi, con la differenza che ci troviamo a considerare le esigenze di una specie diversa, che quindi dobbiamo interpretare. E come nel nostro caso, anche qui le risposte non sono così ovvie.

Se siamo dei veri ricercatori di verità, non ci fermeremo davanti a quello che ci propongono i media, i luoghi comuni, o le presunte certezze scientifiche, ma ci informeremo e chiederemo, cercheremo ed esploreremo per poi sperimentare direttamente e arrivare a ciò che sentiamo giusto per noi e per il nostro animale... almeno fino alla tappa successiva. E scopriremo che ancora una volta, anche in questo modo, il nostro amico ci ha aiutato a crescere.

Elena Grassi    link scheda autore

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