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Curiamo loro o curiamo noi?

Articolo tratto dal sito troglovegan.wordpress.com, (sezione "briciole vegan del martedì) per gentile concessione degli autori

Chi vive con un animale farebbe di tutto per vederlo star bene. L’animale che vive con noi è un membro della famiglia, del gruppo, del branco, vogliamo per lui tutte le cure possibili, tutto ciò che la scienza ci offre per cercare di salvarlo. La medicina veterinaria è ormai molto avanti. A volte però resta addosso una sorta di perplessità, soprattutto quando è molto vecchio o quando ormai si tratta solo di farlo vivere ancora per poco. Ricoverarlo in clinica? Fargli la tac, il prelievo, la schermografia, la radiografia decidere se e come intervenire chirurgicamente, somministrargli quotidianamente medicinali sciogliendoli nel cibo? E quando non mangiano: flebo e siringate… Lo facciamo per il loro bene, ovvio.

In un vortice d’amore un po’ antropocentrico, noi umani, abbiamo creato una medicina per gli animali che è la traduzione letterale di quella umana. Infatti usiamo gli stessi termini: clinica, ricovero, day-hospital…

Ma a noi ce lo spiegano che resteremo in ospedale, che sentiremo male per il nostro bene, ma noi possiamo decidere vagliando le possibilità offerte. Noi possiamo scegliere di tenerci la febbre perché non vogliamo l’aspirina, possiamo scegliere di tenerci l’artrosi perché non vogliamo l’antiinfiammatorio. Loro non possono, loro prendono tutto ciò che noi decidiamo che debbano prendere. E poi punture, intubamenti, biopsie, eutanasie…

Che cosa percepisce un cane, un gatto, un coniglio ecc.. quando viene costretto alle pratiche mediche, quando già sta soffrendo e gli viene inflitta altra sofferenza? Forse dovremmo domandarcelo più spesso. Forse dovremmo ascoltare un po’ di più il loro terrore per qualunque manipolazione, costrizione, intervento effettuato da mani sconosciute in luoghi estranei, e un po’ di meno il nostro desiderio di intervenire sempre e comunque. Forse dovremmo lavorare su una medicina veterinaria che non sia una semplice traduzione di quella umana applicata ad un corpo differente. Forse, quando stiamo così male perché loro stanno male, dovremmo chiederci di più che cosa vogliono loro per la loro salute, e un po’ di meno che cosa vogliamo noi per smettere di star male.

 

 

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