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"Dopo il fatto"
esempio di una lettera ricevuta dal servizio di assistenza di Spirits in Transition

Spirits in Transition è un'associazione fondata dalla veterinaria olistica Ella Bittel. Offre assistenza volontaria a chi ha un animale morente.

Spirits in Transition, The Nikki Hospice Foundation for Pets e Brighthaven hanno tutte ricevuto infiniti messaggi e-mail nel corso degli anni, da parte di persone che cercavano sostegno nel fornire assistenza terminale ai propri animali. Veniamo spesso contattati da persone che devono decidere se effettuare o meno un'eutanasia, e a volte siamo in grado di fornire un sostegno anche quando il proprietario non riesce a trovare nessuno che lo assista direttamente nella zona in cui vive.

Quello che segue è un esempio di ciò che si possono trovare ad affrontare dei custodi altamente impegnati e responsabili quando il loro animale raggiunge la fine della vita, e come la trascuratezza e la violazione (in questo caso) di ogni singolo principio fondamentale dell'hospice conduca inevitabilmente alla morte prematura del membro animale della nostra famiglia e a una disperazione profonda e a lungo termine per il suo custode.

Salve, ho letto della Nikki Foundation sul sito Latham.org dedicato dall'hospice per gli animali, e volevo condividere la mia storia con voi. La scorsa domenica ho perduto il mio dolce, amorevole micio Ink. Da quando, dal nord dello stato di New York, mi sono trasferita nel sud della Florida, non sono riuscita a trovare un veterinario o una clinica con cui mi trovassi bene. Ho portato i miei animali in diversi posti e ho sempre avuto esperienze brutte, esperienze di paura ed esperienze molto costose, quaggiù. Ink, circa un anno fa, ha sviluppato una piaga purulenta sulla pancia. L'ho portato da 4 diversi veterinari, senza ottenere alcuna soluzione; ciascuno mi inviava a un altro specialista. Circa 1500 dollari dopo, senza ancora alcuna soluzione e il povero Ink che semplicemente si lasciava trasportare dalla corrente, ma ormai aveva sviluppato – insieme a me – il terrore dei veterinari, rinunciai a cercare per qualche mese. La piaga continuava a spurgare. Poi, un giorno, cominciò a camminare in maniera strana. Lo portai da una veterinaria ortopedica, pensando che avesse una zampa rotta. Questa gli fece una radiografia e disse che aveva una massa di tessuto molle, un cancro, probabilmente un fibrosarcoma, e che avrebbe voluto amputare ma... che avrebbe dovuto operarlo due volte perché i margini potevano essere molto ampi e avrebbe dovuto rimuovere tutta la zampa fino all''anca. Inoltre, Ink ha un solo rene per via di un trauma che ebbe da piccolo. La radiografia mostrava un'insufficienza renale allo stadio finale, una grave affezione respiratoria con quelli che potevano essere noduli oppure ombre dovute ai capezzoli sui polmoni, un'infezione da stafilococchi e un'ernia iatale. Era ad alto rischio. Me lo riportai a casa e le dissi che non riuscivo a decidere cosa fare. Volevo Ink a casa accanto a me, e il tempo per pensare. Dopo quell'appuntamento, Ink non riuscì a muoversi per due giorni. Chiamai la veterinaria e glielo dissi e lei disse che gli aveva manipolato la zampa per fare la radiografia. Mi disse che avrei dovuto portarlo in ambulatorio, che Ink doveva essere ospedalizzato perché i suoi polmoni erano troppo malmessi, e che doveva fare una broncoscopia e altri test. Ma perché non mi aveva detto queste cose il giorno prima? Ad ogni modo, le dissi che in quel momento non volevo muoverlo o traumatizzarlo ulteriormente. Mi disse "faccia come le pare" e mi chiuse il telefono in faccia.

Non sapevo cosa fare se non tenere Ink a casa, tranquillo, al sicuro, e lontano dai veterinari! Inviai le sue radiografie a un altro veterinario e anche alla sua veterinaria olistica. Quest'ultima mi disse di non amputare, di lasciarlo in pace, mentre l'altro veterinario mi disse che dalle radiografie non si poteva fare una diagnosi conclusiva e che avrebbe avuto bisogno di altri test. A quel punto non volevo portare Ink da un altro veterinario. Se aveva il cancro, volevo che rimanesse a casa accanto a me, e non farlo passare attraverso l'amputazione, la chemio, le radiazioni e comunque avere un elevato rischio di recidiva. Gli somministrai degli antibiotici e la respirazione migliorò. Avevo in casa degli antidolorifici, ma non riuscivo a farglieli mandar giù. Un po' stava meglio e un po' stava peggio, e non avevo alcun veterinario a cui rivolgermi per le cure palliative. A quel punto non volevo più portarlo da alcun veterinario, una decisione per la quale ora mi sento terribilmente in colpa. Morì dopo 2 mesi e mezzo dalla diagnosi. Prima smise un po' alla volta di mangiare, poi di bere. Ho cercato di prendermi cura di lui a casa; sono stata al suo fianco per tutto il tempo, insieme a suo fratello, che si prendeva cura di lui. Nessun veterinario voleva lavorare a distanza, per telefono, nemmeno la veterinaria olistica da cui ero andata per tanti anni: non credeva negli antidolorifici. Altri veterinari mi dicevano di portarlo in ambulatorio, e io semplicemente non ci riuscivo. Io credo che Ink abbia veramente sofferto verso la fine dei miei deboli tentativi di tenerlo a suo agio. Volevo che morisse in casa, ma una mattina, dopo non aver mangiato né bevuto per 3-4 giorni, i suoi miagolii divennero così difficili da sopportare – stava chiaramente soffrendo – che lo portai presso un ambulatorio di pronto soccorso veterinario e gli feci fare l'eutanasia. Non posso descrivere il senso di colpa che ora mi attanaglia. Avrei dovuto portarlo da un oncologo? Fargli altri esami? Avrei dovuto portarlo da un altro veterinario e farmi prescrivere altri farmaci? È morto di cancro, oppure di una serie di piccole cose che avrebbero potuto essere curate? E lui, che cosa voleva? Ho rispettato il suo volere? Quali sono stati i suoi ultimi pensieri? Quando l'ago è entrato, sembrò sorpreso, come se, all'ultimo istante, volesse dire "Aspetta, per favore, no!" Non riesco a smettere di piangere, e penso di essere mancata ai miei doveri nei suoi confronti. Come vorrei ci fosse stato un veterinario con cui sentirmi a mio agio. Non so se riuscirò mai a fare la pace con ciò che è successo. Barbara


(traduzione di Elena Grassi)

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