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L'assistenza di tipo hospice negli ambulatori veterinari

Sempre più spesso i clienti chiedono ai propri veterinari un servizio di assistenza al fine vita equiparabile a quanto l'hospice offre in campo umano. Aggiungere questo servizio tra quelli offerti dal vostro ambulatorio richiede di fare diverse considerazioni, ma potrebbe valerne la pena

Articolo pubblicato la prima volta da "Integrative Veterinary Care Journal", inverno 2012, pagg 46-49

L'assistenza di tipo hospice per gli animali con malattie terminali e le loro famiglie sta vivendo un momento di crescita costante (negli Stati Uniti, ndr) sia in termini di domanda che di offerta, e sempre più spesso i veterinari ricevono richieste per questo tipo di assistenza.

Purtroppo, l'offerta formativa destinata ai veterinari in termini di hospice è ancora carente. In quanto organizzatrice, negli ulimi 5 anni, di un centro di aiuto nazionale basato sul volontariato di tipo non-veterinario, ho potuto essere direttamente testimone della disarmante dicotomia esistente tra le aspettative (di un'assistenza al paziente pari a quella garantita nell'hospice umano) e i servizi veterinari forniti o rifiutati (una volta che il suggerimento di una eutanasia fosse stato respinto dal cliente).

Sempre più persone, tra noi, stanno seguendo i passi ispiratori del veterinario pionieristico dr. Eric Clough: «Nell'hospice, non diciamo mai che non c'è più nulla che possiamo fare», disse più di un decennio fa. «C'è sempre qualcosa che si può fare, per garantire maggior comfort all'animale». Siete pronti per questo?

Cambiare la nostra prospettiva sulla morte

La maggior parte dei veterinari (compresa io stessa) e dei loro clienti concordano con quanto viene detto nelle linee guida della AVMA (associazione di veterinari americana, ndr) sull'Hospice, ovvero che l'eutanasia potrebbe comunque risultare necessaria, quando si offre assistenza di tipo hospice, se non si riesce a garantire un buon grado di comfort all'animale. Tuttavia, per un pubblico che oramai è consapevole dei molti benefici offerti dall'hospice in campo umano, può essere difficile dover ascoltare i veterinari dire che la sola eutanasia è il più grande dono che essi possano fare ai membri animali della loro famiglia.

Coloro che hanno già familiarità con il dipanarsi di una morte non affrettata riconoscono anche che la qualità delle cosiddette "scale di qualità della vita" che alcuni utilizzano in medicina veterinaria, a volte persino in nome dell'hospice, sono basate su una non-accettazione del processo di morte. La definizione moderna dell'hospice descrive la morte come "qualcosa che non deve essere temuto né evitato, né rallentato o velocizzato" e l'hospice è un'assistenza che mira a garantire al morente la maggior qualità di vita possibile. Per i veterinari che non si sentono in sintonia con questo principio ma vogliono tuttavia offrire cure palliative ai pazienti malati terminali, è possibile utilizzare il termine "assistenza al fine vita".

Nel suo articolo "L'etica di influenzare i clienti", J.M. Yeates suggerisce che «Evitare di esplicitare determinate possibilità di scelta è probabilmente la forma più forte di coercizione”. I veterinari che non si sentono di assistere i morenti e le loro famiglie senza l'eutanasia, possono comunque illustrare tutte le opzioni ai loro clienti e inviarli da un loro collega secondo le necessità. Altrimenti, il consenso davvero informato rimane qualcosa di elusivo e risulterà, come oggi, che il cosiddetto "hospice" termina, nel quasi 100% dei casi, con una eutanasia. Le cose non devono necessariamente restare così.

Quanto più sappiamo su come ottenere una condizione di comfort per il morente, tanto più si abbassa la percentuale delle eutanasie sui pazienti in hospice. Al momento dell'ultimo conteggio, il 67% dei pazienti soggetti a hospice presso la mia clinica olistica, pur rimanendo in cura anche presso il loro veterinario convenzionale, è morto secondo i propri tempi. I relativi proprietari si mostrano profondamente grati e dichiarano di volter percorrere la stessa strada per gli altri loro animali. Quanto più presto i proprietari vengono a conoscenza delle reali scelte a loro disposizione nel fine vita, tanto più elevata è la percentuale di coloro che scelgono l'hospice. Questa percentuale salì da zero al 56% quando mi resi conto che si poteva fare; i clienti tendevano a scegliere più facilmente l'hospice se erano stati messi al corrente dell'esistenza di una tale opzione ben prima di essere sottoposti allo stress determinato dalla diagnosi di una malattia terminale.

Cose da sapere per poter offrire l'hospice

- Deve venirvi dal cuore. Diversamente, indiividuate dei colleghi nella vostra zona a cui indirizzare i clienti (nessuna vergogna, nessuna colpa!). Sapere a chi indirizzare i clienti se non si è in grado di fornire hospice è qualcosa che viene suggerito anche dalle linee guida della AVMA sull'Hospice.

- Individuate i migliori corsi sull'hospice per animali, sia per veterinari che per tecnici veterinari. Lo scopo è quello di essere altrettanto capaci nel sostenere l'animale durante il processo di morte di quanto lo siete nell'eseguire un'eutanasia.

- Individuate collaboratori per la vostra squadra di hospice anche al di fuori del vostro ambulatorio: nell'hospice, ci si prende cura sia dell'animale che della sua famiglia! Sappiate indicare dei pet sitter affidabili con esperienza nella cura di animali con bisogni particolari, per aiutare il proprietario quando questi deve andare al lavoro, assentarsi per un viaggio o ha bisogno di una tregua. Un assistente sociale può aiutare il proprietario a risolvere questioni logistiche, mentre un counselor specializzato nel lutto può assistere la famiglia nel suo dolore, compreso il lutto pre-morte. Un sacerdote "animalista" potrebbe fornire sostegno, assistere la famiglia nell'elaborare preoccupazioni spirituali e svolgere un rito funebre. Familiari, amici e clienti che sono già passati attraverso questa esperienza potrebbero essere disponibili e interessati a condivere il peso dell'assistenza quotidiana e delle commissioni e impegni della vita di tutti i giorni.

- Informate i clienti sulle scelte possibili alla fine della vita con ampio anticipo, ben prima che i loro animali abbiano una malattia terminale.

- Siate disponibili a offrire visite a domicilio per i pazienti in hospice; dove i regolamenti statali lo permettono, queste visite possono, nella maggior parte dei casi, essere effettuate anche da un assistente veterinario sotto "supervisione indiretta". In alternativa, lavorate in collaborazione con un veterinario che lavori a domicilio o inviate da lui i vostri clienti.

- Oltre a prestare attenzione ai bisogni dell'animale, prestate altrettanta attenzione alle convinzioni, bisogni, obiettivi e preoccupazioni del proprietario. Essi si influenzano sempre a vicenda.

- Informate il proprietario sulle condizioni di salute dell'animale. Ogni volta che esponete il progredire di una malattia, parlate anche di quali misure ci sono a disposizione per garantire il comfort dell'animale. Ricordate che a volte una procedura invasiva è in grado di garantire in maniera più efficace e adeguata il comfort dell'animale, come ad esempio una toracocentesi per alleviare problemi respiratori o il ricorso a un tubo esofageo quando l'animale, pure avendo ancora fame, non riesce più a mangiare autonomamente a causa di un tumore alla bocca. Ricordate anche che l'alimentazione forzata di un animale che non ha più appetito è una procedura esclusa dall'hospice.

- Nel configurare il piano di trattamenti, dovanno essere prese in considerazione le prospettive, le capacità e le circostanze di vita del proprietario. Un dolore costante ha bisogno di un trattamento costante. Un dosaggio variabile "secondo necessità" non è adatto a queste situazioni e non si dovrebbe permettere che il livello di dolore abbia degli alti e bassi. Mostrate ai proprietari come somministrare le cure palliative; di questo solitamente si può occupare anche un assistente.

- Spronate il proprietario a tenere un diario giornaliero delle condizioni di salute dell'animale in modo da monitorare costantemente la situazione e individuare subito i cambiamenti e l'effetto dei trattamenti. Questo permette di valutare l'efficacia delle cure, permette ad altri di poter sostituire il proprietario temporaneamente e aiuta a distinguere gli effetti collaterali dei farmaci da quelli del progredire della malattia.

- Considerate sempre le opzioni che costano meno. Prendere in considerazione quelle soluzioni efficaci che sono facilmente disponibili in ogni casa, come la zucca o l'idratazione rettale contro la costipazione. Un altro esempio sono gli impacchi caldi o freddi, che possono essere motlo efficaci nell'alleviare il dolore in certe circostanze. Oppure mettete in grado quei clienti che sono inclini a un intervento diretto di eseguire semplici tecniche di digitopressione che possono risultare utili per l'animale.

- Fornite sempre i vostri clienti in hospice di un kit di pronto soccorso nel caso si verifichi una crisi in orari in cui l'ambulatorio è chiuso. Il kit dovrebbe comprendere farmaci da tenere sempre in casa in caso di emergenza. Esso constribuisce alla tranquillità del cliente – e alla vostra – anche se non dovesse essere mai usato. Un kit di emergenza può salvare la giornata – o la nottata – se si verifica un'emergenza quando non è possibile reperire rapidamente un'assistenza veterinaria.

- Il kit di emergenza per l'hospice dovrebbe contenere un farmaco potente ad azione rapida come la morfina. Inseritevi anche un ansiolitico (valutate l'uso del lorazepam, dato che più essere più sicuro del diazepam in animali medicalmente fragili), e qualsiasi altro medicamento possa risultare necessario se la particolare condizione del paziente dovesse aggravarsi all'improvviso.

- Se già praticate la medicina integrativa, potrete essere in grado di offrire ai pazienti prodotti omeopatici e/o erboristici oppure degli olii essenziali in grado di alleviare i sintomi senza il ricorso ai farmaci convenzionali. Tuttavia questi ultimi dovrebbero sempre fare parte del kit di emergenza.

- Anche se momentaneamente lo pensate, non dite mai: «Non si può fare nient'altro per far star meglio questo animale», solo perché state entrando in un territorio sconosciuto. Se il problema è il dolore, considerate un approccio multimodale. Accertatevi di sapere come affrontare il dolore neuropatico. Se tutte le conoscenze e le esperienze di cui disponete falliscono, ricominciate daccapo con una "mente da principiante". Rilassatevi, e permettete che la soluzione venga da voi. Può essere molto più semplice di quanto immaginate.

 

Ella Bittel   link scheda autore
(traduzione di Elena Grassi)

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