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"Il mio cane è uno stronzo"

Articolo pubblicato nella Newsletter n. 1 di Impronte di luce - febbraio 2010

 

Scena numero 1: Sono in giro per la città col mio cane, un mezzo levriero di taglia medio-grande. Attraverso rapidamente una strada molto trafficata. Poiché ho visto che dall'altra parte c'è una signora con un cagnolino (tipo Jack Russell), faccio in modo di non risalire sul marciapiede troppo vicino a lei, in modo da darle il tempo di allontanarsi se l'arrivo del mio cane le ponesse qualche problema. Non si sposta. Rallento. La signora è ferma col suo cane su un triangolo d'erba che il mio cane vuole andare ad annusare. Quando ci avviciniamo, il suo cane inizia ad abbaiare. Il mio cane non ama i cani che abbaiano, quindi non si avvicina più di tanto. Annusa lì intorno. L'altro cane continua ad abbaiare. La signora inizia a dirgli di stare zitto, e di guardare quanto bravo è il mio cane. Ma non si sposta. Allora mi sposto io. L'altro cane smette di abbaiare. Purtroppo il numero di triangoli d'erba (chiamarli aiuole sarebbe eccessivo) è limitato, e finiamo per ritrovarci di nuovo a qualche metro di distanza. Il suo cane ricomincia ad abbaiare. La signora gli urla dietro, lo strattona, e mi dice "sa, il mio cane è uno stronzo", quasi a scusarsi e a prendere le distanze dal suo comportamento, e poco dopo, non contenta, gli assesta anche un calcio, sebbene bonario. Io mi allontano di nuovo, mentre non riesco a fare a meno di pensare "stronza sarai tu".

Mi è capitato spesso di osservare che, quando i nostri cani si comportano in maniera "socialmente riprovevole" e qualcun altro ci sta osservando, spesso prendiamo le distanze dal comportamento del nostro "beniamino", o sgridandolo ad alta voce in maniera totalmente inutile (anzi, spesso peggiorando la situazione), oppure facendo commenti su di lui nel tentativo di ingraziarci i favori dell'osservatore che temiamo stia pensando che il nostro cane è un maleducato (e che noi siamo responsabili).

Scena n. 2: in campagna, una persona con un cane passa accanto a un orto privo di recinzione dove un tizio sta lavorando; il cane, libero, entra nell'orto ad annusare qualcosa; il tizio nell'orto non dice nulla. Il proprietario chiama il suo cane, ma quello fa orecchie da mercante. Temendo evidentemente una reazione negativa da parte del tizio nell'orto, il proprietario del cane inizia a inveire contro il suo cane, ben ad alta voce in modo da essere sentito, dicendo cose tipo "Fido, mannaggia, vieni qui, sei proprio un testardo, te lo dico sempre che non devi entrare lì, ma tu sei uno stupido, non capisci niente, bisogna sempre dirtele mille volte le cose..." ecc.

C'è un'addestratrice svedese che dice che quando il nostro cane si comporta in un modo che non ci piace, dovremmo prendere uno specchio, guardarci, e dire a noi stessi "dove ho sbagliato?" Sì, perché non esistono cani stupidi, dispettosi, stronzi, ecc. Esistono solo i cani che noi stessi cresciamo, educhiamo, gestiamo. Nella scena numero 1, il piccolo Jack era chiaramente impaurito dal mio grosso cagnone. Abbaiava per paura, bastava guardare il suo linguaggio del corpo per capirlo. Del resto, se la sua paura viene poi rafforzata dalle sgridate della sua custode bipede e addirittura dai calci, non possiamo certo biasimarlo se ogni volta che vedrà un cane più grosso di lui sarà ancora più impaurito e il suo comportamento tenderà solo a peggiorare. Ci sono tanti modi per correggere la situazione. Il primo, naturalmente, è evitare la fonte della paura. Quando ci ha visto arrivare la signora, sapendo (se lo avesse saputo) che il suo cane ha paura dei cani grossi, avrebbe potuto semplicemente allontanarsi lentamente. Allontanarsi giusto di quel tanto che permettesse al suo cane di non entrare in ansia iniziando ad abbaiare. Volendo poi fare qualcosa di ancora meglio, avrebbe potuto, una volta allontanatasi, premiare il suo cane mentre io passavo e lui se ne stava tranquillo. Col tempo, forse quel cagnolino avrebbe iniziato a cambiare idea sui cani grossi. Ma tutto questo richiede attenzione, tempo, e richiede di considerare il proprio animale un compagno intelligente ed in grado di apprendere, altamente influenzabile dai nostri stati d'animo.

Controllare un cane libero in un luogo per lui interessante e pieno di attrattive come nella scena 2 non è facile. Richiede molto lavoro preliminare. Non è detto che tutti abbiano la voglia di farlo, ma in questo caso, la colpa non è del cane. Quanto meno, potremmo evitare di inviare ingiurie al nostro cane cercando un'improbabile solidarietà altrui e assumerci le nostre responsabilità. Si può semplicemente spiegare come stanno le cose: "Mi scusi, sa, ma qui ci sono tanti odori interessanti e il mio cane non mi ascolta. Adesso mi allontano." E se l'altro ci urla dietro che potevamo tenerlo al guinzaglio, possiamo rispondergli, a seconda delle situazioni, che ha ragione, oppure che non sapevamo che lì ci fosse un orto, o quant'altro, evitando polemiche inutili, ma anche evitando di dare del cretino al nostro cane. Il quale forse non capisce la parola "cretino", ma capisce benissimo che in quel momento stiamo prendendo le distanze da lui, e questo è un buon motivo per continuare a farsi i fatti suoi. Se ci guardiamo allo specchio, potremmo concludere che forse non abbiamo fatto gran che per insegnare al nostro cane a rispondere al richiamo, che non abbiamo fatto molto per far sì che il nostro legame sia solido. Del resto, voi vi sentireste di fidarvi ciecamente di un amico che quando sbagliate qualcosa vi dà del cretino o dello stronzo davanti a tutti, o addirittura vi dà un calcio? Ci aspettiamo davvero troppo dai nostri cani, più di quanto noi stessi abbiamo voglia di dare. Cominciamo a guardarci allo specchio...

Ah, la stessa addestratrice suggerisce, quando finalmente il cane torna da noi, anche se dovesse metterci mezz'ora e noi avessimo i nervi a fior di pelle, di fare un profondo respiro e dire a noi stessi: "Ecco, il mio angelo sta tornando da me!" (da non pronunciarsi con tono ironico, un cane è sempre il nostro angelo! Va accolto a braccia aperte). E poi, naturalmente, guardarsi allo specchio...

Concludo con una storia che gira per internet e che forse avrete già sentito, ma che trovo molto bella:

Un uomo e il suo cane stavano camminando lungo una strada.
L'uomo si stava godendo il paesaggio quando improvvisamente gli sovvenne che era morto.
Ricordò di essere morto, e che il cane che gli camminava al fianco era morto anni prima di lui.
Si chiese dove li stesse conducendo quella strada.

Dopo un po', raggiunsero un alto muro di pietra bianca che correva lungo il lato della strada.
Sembrava fine marmo...
In cima a una lunga collina, il muro era interrotto da un alto arco che risplendeva nella luce del sole.
Una volta raggiunto l'arco, vide che in esso vi era un magnifico cancello che sembrava di madreperla,
e che la strada che portava al cancello sembrava di oro puro.

L'uomo e il cane camminarono verso il cancello e, nell'avvicinarsi, videro un uomo seduto a una scrivania su di un lato.
Quando fu abbastanza vicino, il viandante chiese "Mi scusi, dove siamo qui?"
"Questo è il paradiso, signore", rispose l'uomo.
"Wow! Avreste forse dell'acqua?" chiese l'uomo.
"Naturalmente, signore. Entri pure, e le farò portare subito dell'acqua fresca".
A un gesto dell'uomo, il cancello cominciò ad aprirsi.
Il viaggiatore, indicando il suo cane con un gesto, chiese "può entrare anche il mio amico?"
"Mi dispiace, signore, ma non accettiamo animali".

L'uomo riflettè un momento e poi tornò indietro, sulla strada che stava percorrendo in precedenza col suo cane.

Percorso un ulteriore lungo tratto, in cima ad un'altra lunga collina,
raggiunse una strada sterrata che conduceva a un cancello di legno che sembrava non essere mai stato chiuso.
Non c'era steccato.
Avvicinandosi al cancello, vide un uomo al suo interno che leggeva un libro appoggiato a un albero...

"Mi scusi!" disse all'uomo. "Avete dell'acqua?"
"Sì, certo, laggiù c'è una pompa, entri pure."
"E il mio amico, qui?" chiese il viaggiatore indicando il cane.
"Ci dovrebbe essere una ciotola accanto alla pompa", disse l'uomo.

Oltrepassarono il cancello e, come annunciato, trovarono una pompa dell'acqua vecchio stile, con accanto una ciotola.
Il viaggiatore riempì la ciotola, bevve a sazietà e poi la riempì di nuovo per il cane.
Quando furono dissetati, il viandante e il cane tornarono verso l'uomo che se ne stava in piedi accanto all'albero.
"Come si chiama questo posto?" chiese il viaggiatore.
"Questo è il paradiso", rispose l'uomo.
"Ma come, sono confuso", disse il viaggiatore.
"Quell'altro uomo, lungo la strada, ha detto che anche quello era il paradiso".
"Oh, intendi il posto con la strada d'oro e il cancello di madreperla? No. Quello è l'inferno".

"Ma non vi fa imbestialire che si spaccino per paradiso anche loro?"
"No, anzi, siamo felici che ci tolgano di mezzo quelli che sono disposti ad abbandonare i loro migliori amici."

 

Elena Grassi    link scheda autore

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