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Intervista ad Allen Schoen, medico veterinario
autore di "Amore, miracoli e guarigione" e di "Spiriti affini", pubblicati da Impronte di luce

Intervista condotta da Sharon Callahan e tratta dal suo sito, per gentile concessione dell'autrice.

foto Shoen con cane

Il dr. Allen Schoen è un vero pioniere. Prima come studente e poi come giovane veterinario idealista, ha dovuto affrontare continue critiche per le sue convinzioni non ortodosse, tra cui l'affermazione che gli animali hanno sentimenti ed emozioni. Per quanto si sia formato in medicina convenzionale, ha sempre intuitivamente saputo che curare gli animali doveva consistere in qualcosa di più che riempirli di farmaci o ricorrere all'eutanasia. Sapeva anche che gli animali sono – come noi – esseri senzienti. Turbato da quella che percepiva come una mancanza di compassione, ha lottato con decisione perché agli animali venisse garantito un trattamento più rispettoso. Ha anche esplorato e fatto proprie ricerche rivoluzionarie che altri ignoravano, compresi studi innovativi sui benefici fisici e psicologici della relazione uomo/animale. Oggi, il dr. Schoen unisce le terapie alternative come la nutrizione, l'agopuntura e la chiropratica, con un approccio tenero e compassionevole. I risultati sono stati niente meno che straordinari. Negli anni, è stato testimone di guarigioni miracolose, sia negli animali che negli esseri umani, nonché di un'incredibile interdipendenza tra le due. Soprattutto, ha imparato che l'amore e la compassione potrebbero essere gli strumenti di guarigione più efficaci. Il dr. Schoen condivide le sue incredibili scoperte in Spiriti affini: come lo straordinario legame tra uomini e animali può cambiare il modo in cui viviamo.

Allen, credi che gli animali abbiano un'anima?

Ho meditato molto su questa questione... rimbalzando avanti e indietro tra la mia mente scettica, esistenzialista, razionalista e la mia voce e guida interiore. Ogni volta che cerco di dire: "No, non esiste nulla oltre la materia", vengo pervaso da un senso di freddo. Credo tu sappia cosa intendo. E così dico: "Okay, non è proprio possibile".

Questa è una bellissima risposta. Ti ricordi, Allen, come ti sentivi o come avresti potuto sentirti da bambino se ti fosse stata fatta una domanda come questa?

Oh, accidenti, da bambino, non c'erano mai domande. Penso che da piccoli abbiamo tutti questa conoscenza interiore e abbiamo una connessione con gli animali tale da poter comunicare con loro. E abbiamo quella connessione con tutta la Natura. È solo quando veniamo spinti ad allontanarci da essa venendo presi in giro e quando veniamo indottrinati per farci adeguare alla società e allontanare dalla Natura, che questa conoscenza intuitiva viene seppellita. E quindi parte del nostro viaggio consiste nel risvegliare quella conoscenza e quella saggezza.

Da piccolo volevi diventare veterinario?

Mio nonno diceva che le prime parole che pronunciai furono "Dottore degli animali". Fin da quando posso ricordare, è sempre stato ciò che volevo diventare. Non ho mai avuto alcun dubbio. Sai, non era una cosa tipo "vorrei fare il dottore", ma una cosa tipo "sarò un dottore".

Conoscendoti come ti conosco e conoscendo la tua sensibilità, immagino che la facoltà di veterinaria sia stata difficile per te.

Moltissimo. A metà del percorso mi presi due settimane di pausa prima di iniziare il mio lavoro estivo e salii su un treno, attraversai il Canada e andai sulle Canadian Rockies a piedi per una lunga escursione, e meditai di mollare l'università. Pregai e pregai. La mia voce interiore disse: "No, no. Resisti. C'è un motivo per cui tu sei lì".

schoen con cavallo

E come sei riuscito a sopravvivere a quel mondo e a rimanere quella persona meravigliosa, sensibile e amorevole che sei?

Beh, in realtà penso di essermi un po' indurito. È successo mentre cercavo di mettermi alla prova. Alcune delle cose che dovetti fare nel primo anno mi facevano rabbrividire e mi sentivo malissimo al riguardo. E dopo averle fatte mi dissi "No, no le farò mai più". Quando cominciai a dire di no, il mio cuore ricominciò ad aprirsi. Ero un tipo piuttosto solitario... ma i miei amici più intimi erano i miei compagni di studi più spirituali. E in qual modo ci sostenemmo a vicenda.

Penso sia fantastico che tu descriva la tua esperienza in università nel tuo nuovo libro, perché una cosa è pensare e provare quelle cose, un'altra è essere abbastanza coraggiosi da metterle nero su bianco.

Beh, parlo anche di come mi sono sentito dopo aver tagliato le corna ad alcune mucche adulte e di quanto fosse furioso il mio capo perché avevo impiegato un sacco di tempo per bloccare i nervi alle mucche e somministrare gli andolorifici. Ed era furioso che lo avessi fatto.

Una vera saga Allen.

Già.

Secondo te, in che modo la nostra relazione con gli animali e il modo in cui il trattiamo ha a che fare con la nostra spiritualità e il nostro sviluppo come esseri umani?

C'è un detto buddista che dice: "Più amore c'è dentro, più amore c'è fuori". E più ci si indurisce, più si fanno cose agli animali di cui più tardi ci si potrà pentire o mettere in dubbio. E quanto più si apre il cuore agli animali e li si tratta in maniera compassionevole, tanto più si nutre questa parte dentro di sé.

Cose che siamo stati istruiti a fare come veterinari e che ci è stato detto che è ok fare, finiscono per indurirci. E poi si arriva a un punto in cui si dice: "Accidenti, il mio cuore è chiuso" e questo spesso porta a un esaurimento. Allora inizi a mettere in discussione tutto ciò che fai. E questa è una parte del viaggio di ritorno, cioè prima di tutto rendersi conto che ci si è chiusi e che questo non ci fa stare bene.

Una giovane donna mi ha chiamato per un consulto, una persona molto dolce che è arrivata a metà degli studi di veterinaria. Si trova più o meno nella stessa condizione in cui ti trovavi tu quando sei partito per le montagne e si sente proprio come te allora. Non sa se può continuare perché sente che si sta indurendo. Cosa le diresti?

Le direi due cose: una è di tenere duro, come mi disse la mia voce interiore; la seconda è di trovare un gruppo di sostegno formato da compagni di studio con le sue stesse idee, per incontrarsi regolarmente e condividere le proprie preoccupazioni.

Cosa pensi che possiamo fare per migliorare la vita spirituale degli animali, dato che credi che gli animali, proprio come gli esseri umani, abbiano una vita spirituale che deve essere coltivata?

Penso a compassione e amore; trattare tutti gli esseri con compassione. Questa è la cosa migliore che possiamo fare.

Ci diresti qualcosa sulla tua relazione con i tuoi animali, i tuoi compagni animali?

In diversi momenti della mia vita ho avuto animali con cui ho avuto una connessione più intensa che con altri. I due animali che ho oggi, hanno delle personalità originali. Shanti, il mio cane, quando gli ho fatto una scintigrafia cerebrale, l'unica cosa che gli ho trovato in testa è stata una palla da tennis. Capisci? Lui è proprio il tipo che prende la vita come viene. La cosa più importante nella vita per lui sono le palle da tennis.

Sembra una bella cosa. Probabilmente sarà un animale sano e vivrà molto a lungo.

Esatto. Quindi, lui è un tipo leggero, della serie "Ciao, eccomi qui". Megan, invece, di cui ho raccontato nel mio primo libro, era un'anima molto più profonda, più antica. Il mio attuale gatto, Chi, è un vecchio micio piuttosto serio. Non gli piace tanto scherzare. Gli piace più che altro starti attorno. È un compagnone. Ho avuto altri compagni animali con cui ho avuto connessioni più profonde. Forse sono stato anche piuttosto assente ultimamente, e questo può avere influito. Ma penso che questi due esseri siano qui solo per rilassarsi.

A volte questa è una grande cosa. La vita è già abbastanza seria, no? Un po' di cervello da palle da tennis ci farebbe bene un po' a tutti.

Sì. Torno a casa e sono esaurito, stanco e irritato da giorni di lavoro non-stop e lui arriva e mi deposita la palla davanti ai piedi, dicendo "Okay, sono pronto!" E a quel punto non puoi più prenderti troppo sul serio.

Vorrei che dicessi qualcosa sui quei meravigliosi ritiri per veterinari che tieni.

La mia voce interiore mi ha guidato in quella direzione già da cinque anni. Ho fatto un sacco di ritiri di meditazione e ogni volta mi sono detto: "Accidenti, i veterinari avrebbero veramente bisogno di una cosa come questa. Hanno bisogno di un gruppo di sostegno dove non si discuta tutto il tempo sugli approcci olistici alla salute ma che si occupi delle nostre anime e di come prendercene cura". E poi, continuavo a dirmi: "No, no, no, chi sono io per tenerli? Non posso farlo io. Non sono qualificato". E poi iniziai a parlarne durante le mie conferenze e tutti venivano da me, mi davano il loro biglietto da visita e dicevano: "Informami quanto ne organizzi uno. Voglio esserci al primo". E tutto d'un tratto avevo centinaia di veterinari che aspettavano di fare un ritiro spirituale con me. Così alla fine ricavai abbastanza spazio nella mia agenza di impegni e cominciai a sentire di aver raggiunto l'atteggiamento giusto, ovvero non l'atteggiamento di uno che si rivolge agli altri come il "guaritore che ha tutte le risposte" ma come il creatore e il facilitatore di uno spazio sacro da esplorare.

Penso che sia proprio un'idea fantastica. Non penso che sia un ideale ma proprio un compito che ti è stato affidato da svolgere. Quello che hai detto mi porta a una domanda sulla quale mi piacerebbe avere il tuo punto di vista. Mi sembra che tutto il mondo veterinario si stia muovendo un po' nella stessa direzione del mondo olistico umano, nel quale c'è un tremendo eccesso di enfasi sul prendere quella certa vitamina in più o fare un altro nuovo tipo di terapia, piuttosto che prendere in considerazione lo stile di vita nel suo complesso e chiedersi in che modo esso influenzi la nostra salute e la salute nei nostri animali. Mi chiedevo se avevi dei commenti su questo.

Sì! Di fatto, questa è una delle altre ragioni che mi ha spinto a tenere questi ritiri. Sembra che nel momento in cui entri nell'ambito olistico, ci sia questa inevitabile ricerca inconscia della pillola magica. E dopo aver esplorato tutti i diversi approcci, ti rendi conto che la pillola magica non esiste. E di fatto, se una pillola magica c'è, questa è la pace interiore. Ma a volte questa è la più difficile da creare.

La penso anch'io così.

È questo il punto cui siamo arrivati oggi: che probabilmente la risposta più semplice è quella più difficile da realizzare. Di questo parleranno i ritiri.

È molto importante non solo portare i veterinari che partecipano ai ritiri alla capacità di trovare un centro di pace dentro di sé, ma anche dare loro dei modi con cui possano mettere in grado i loro clienti di essere più centrati nella propria vita.

Assolutamente. Questo è stato il mio percorso. Cercavo la pillola magica, e questo mi ha fatto realizzare che la chiave della guarigione non sta nel trovare la pillola magica per l'animale, bensì di creare un centro di pace interiore meditativo nel custode.

E se ripensi al tuo lavoro di veterinario nel corso degli anni, puoi vedere una correlazione tra la salute degli animali e la capacità delle persone di rimanere calme, centrate e pacifiche?

Certamente. Le persone più pacifiche hanno gli animali più pacifici. Le persone più nervose e preoccupate hanno gli animali più malati.

Vedo anch'io questa realtà.

La nostra energia influisce sugli animali e ha un impatto diretto sulla loro salute.

È importante che la gente lo sappia. Io penso che la gente in realtà lo sappia, ma ha bisogno di sostegno per trovare un modo per essere tranquilla, centrata e pacifica.

Ecco il motivo per cui ho creato questi ritiri. Ed è il motivo per cui inizieremo a farli non solo per i veterinari, ma per tutti. La vera guarigione deriva dalla compassione e dall'amore per tutti gli esseri. E dal creare un certo livello di pace interiore per condividere la pace esteriore. Perché se dentro hai rabbia, la pace esteriore è solo superficiale.

Il mondo esteriore è un riflesso di quello interiore. La sfida, nel passato, stava nel fatto che le persone lottavano per la pace nel mondo ma lo facevano con rabbia, e questo non funziona. Mentre altre persone dedicavano tutto il proprio tempo a coltivare la pace interiore e finivano per diventare dei narcisisti, così presi dalla propria pace interiore da non diffonderla. Quindi, l'equilibrio sta nel lavorare alla nostra pace interiore, a sviluppare amore e compassione, in modo che tutti gli esseri ne traggano beneficio.

Questo è molto bello, Allen. E dice tutto.

Ed è questo lo scopo della mia vita.

È un bello scopo.

 

link scheda autore Sharon Callahan   
(traduzione di Elena Grassi)

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