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Le scelte finali

di Jessica Tremayne (traduzione di Elena Grassi)

Articolo pubblicato la prima volta da "Veterinary Practice News ", luglio 2008, vol. 20, nr. 7/55, pag. 24-25

Gli esperti dicono che, all'interno della medicina veterinaria, manca ancora una chiara definizione di cosa sia l'hospice.

Alice Villalobos, veterinaria, che da tempo propone programmi di hospice per gli animali, sostiene che è importante riconoscere il ruolo dell'hospice differenziandolo dalle cure geriatriche, e riconoscere quando esso vada applicato.

I veterinari che sono particolarmente interessati all'hospice dicono che potrebbe essere usato più spesso, tenendo per prima cosa in considerazione il benessere dell'animale e, in secondo luogo, i bisogni emozionali del proprietario.

Nello sforzo di dare maggiore strutturazione al processo dell'hospice, la d.ssa Villalobos ha creato, anni fa, una scala della vita (www.vetpracticenews.com) per aiutare veterinari e proprietari a prendere le decisioni relative alla fine della vita dei loro animali. Tale scala attribuisce un punteggio al benessere dell'animale a seconda delle sue condizioni ed è necessario ottenere un punteggio di almeno 35 punti perché il mantenimento in vita sia considerato sensato.

«L'assistenza terminale deve concentrarsi su un adeguato controllo del dolore e sui bisogni dell'animale morente», dice Villalobos.

«Quando si tratta dei loro animali, i clienti possono avere una visione distorta della qualità della loro vita. Non vogliono che l'animale muoia e senza volerlo non si rendono conto del progressivo declino dell'animale e che il legame uomo-animale sta per essere spezzato.»

Villalobos dice che i veterinari si trovano spesso in difficoltà, quando l'obiettivo del trattamento passa dal cercare una cura al dover accettare che la medicina non può fare altro che fornire un aiuto palliativo. Ma, dicono gli esperti, coloro che hanno sperimentato l'hospice comunemente sono contenti di averlo fatto.

«Al termine di un'esperienza di hospice, i proprietari spesso si sentono sollevati», dice Villalobos. «Non c'è più la preoccupazione e il senso di colpa. I proprietari hanno potuto trascorrere più tempo col loro animale prima di dirgli addio.»

Ma esiste una controversia tra i veterinari, su quale sia il momento appropriato per eseguire un'eutanasia, o sul fatto che l'eutanasia debba far parte o meno dell'hospice. Mentre alcuni veterinari sostengono che le cure terminali debbano comunque culminare nell'eutanasia, altri ritengono che sia assolutamente possibile, in molti casi, lasciare che avvenga una morte naturale.

«Generalmente gli animali accettano molto più facilmente il processo di morte di quanto non facciano gli esseri umani», dice Ella Bittel, veterinaria ed esperta di approcci olistici di Buelton, California. «Un aspetto critico delle linee guida dell'hospice è la necessità di riconoscere se esista o meno un desiderio di vita nell'animale.»

La d.ssa Bittel offre un corso chiamato "spiriti in transizione" per i suoi clienti, per i veterinari e i tecnici veterinari, affinché siano consapevoli delle scelte possibili nell'ambito dell'assistenza terminale. Bittel sostiene che se la possibilità dell'hospice fosse maggiormente conosciuta, molti più clenti la sceglierebbero in luogo dell'eutanasia.

I terapeuti che si sono occupati di hospice per gli animali nell'ultimo decennio dicono che i veterinari dovrebbero abbracciare un filosofia terapeutica dalla-nascita-alla-morte, un lusso che la maggior parte dei medici non può offrire ai propri clienti. L'Oregon è l'unico stato degli Stati Uniti ad avere una legge sul diritto a morire, che permette ai medici di assistere i malati terminali che scelgono l'eutanasia.

«Solo circa il 20 per cento dei medici invia i propri pazienti terminali in un hospice», dice Tami Shearer, veterinaria, di Columbus, Ohio.. «I veterinari non devono aspettare che un animale raggiunga gli ultimi giorni di vita per consigliare al cliente una struttura dove sia praticato l'hospice, considerato che gli animali non mostrano la malattia quanto le persone. Se hanno una malattia terminale, l'hospice è ciò di cui hanno bisogno.»

Chi lavora nell'hospice sostiene che sia necessario informare i clienti sull'esistenza dell'hospice quando ancora l'animale è giovane. Lo si potrebbe fare in modi semplici, come ad esempio mostrare un video nella sala d'aspetto o distribuire delle brochure.

«Quando affrontiamo la morte di un animale, affrontiamo anche la nostra paura innata della morte e l'approccio preoccupato che la nostra società ha verso il processo di morte stesso», dice Bittel. «L'hospice diventa una grossa opportunità per approfondire la nostra relazione con l'animale e facilitare il nostro processo di lutto quando la morte viene accolta come facente parte del ciclo della vita.»

Lo scorso mese di marzo, l'Università della California di Davis, presso la scuola di medicina veterinaria, ha ospitato il primo simposio internazionale sull'hospice in veterinaria, richiamando 135 veterinari, tecnici veterinari e operatori di hospice.

«Questo simposio è stato il primo evento di una serie che diventerà annuale», dice Kathryn Marocchino, Ph. D., fondatrice della Nikki Hospice Foundation for Pets (NHFP) e professoressa presso la California Maritime Academy di Vallejo, un campus della California State University. «Questo è l'avvio di una possibilità di scelta che i veterinari sempre più offriranno ai clienti in tutta la nazione.»

L'hospice non è diventato comune nella medicina umana se non dopo quasi 30 anni dalla sua nascita. I terapeuti dicono che in campo veterinario si potrebbe avere uno sviluppo più rapido.

Anche se le teorie alla base dell'hospice si basano fortemente su ciò che è disponibile in campo umano, un punto netto di divisione è l'assicurazione sanitaria.

«Attualmente, le compagnie che offrono polizze assicurative sanitarie per animali non coprono i costi dell'assistenza terminale», dice la d.ssa Marocchino. Intendiamo parlare con diverse compagnie di assicurazione per stimolarle a prendere in considerazione questa copertura.»

L'hospice in pratica

Shearer ha il progetto di una clinica che si concentri sull'hospice e le cure palliative per gli animali. Recentemente ha venduto il suo ambulatorio a Columbus e intende aprire, il primo di agosto, la Shearer Pet Health Consulting, dove i clienti possano portare i loro animali per la riabilitazione, la gestione del dolore, l'hospice e le cure palliative.

«Assistere i clienti nel decidere un piano di azione durante la fine della vita dei loro animali va in definitiva a beneficio degli animali stessi », dice Shearer.

Shearer dice che la sua struttura sarà un ambiente non-clinico, un ambiente confortevole tanto per gli animali quanto per i loro proprietari. Shearer ha un programma, all'interno delle offerte di consulenza della sua nuova compagnia, di viaggiare nelle varie cliniche veterinarie per formare il relativo staff.

Continuerà anche a gestire il suo Pet Hospice and Education Center a Columbus, Ohio, un'organizzazione no-profit che tiene corsi di hospice e pronto soccorso rivolti a veterinari, proprietari e bambini.

«A quel punto potrebbero attivare servizi di hospice nel giro di tre giorni», dice Shearer. «Ho un programma di studi e del materiale informativo. La maggior parte di coloro che hanno una clinica non hanno tempo di avviare dei nuovi servizi perché hanno altre responsabilità.

«I clienti che cercano l'hospice per i loro animali di norma hanno avuto esperienza con l'hospice umano e vogliono avere le stesse possibilità di scelta per i loro animali.»

La nuova struttura di Shearer sarebbe la prima del suo genere, integrando gli aspetti "positivi" dell'hospice umano, seguendo le linee guida della American Veterinary Medical Association e le sue personali innovazioni.

Un programma di studi per l'hospice

«L'hospice non è materia di studio nella maggior parte delle scuole di veterinaria», dice Marocchino. «L'eutanasia è la strada prevalente e ampiamente accettata. Idealmente, l'hospice dovrebbe entrare a far parte del piano di studi, in modo che gli studenti possano familiarizzare con i suoi principi prima di iniziare a lavorare.»

L'istituto Angus della Colorado State University è stato il primo a inserire l'hospice nel curriculum di studi degli studenti di veterinaria. L'obiettivo dell'istituto è di promuovere le relazioni veterinario-cliente-paziente formando allo stesso tempo i propri studenti sull'hospice.

«Assistiamo circa 18 pazienti all'anno, permettendo a 82 studenti di veterinaria di fare esperienza di hospice e coinvolvengo 44 cliniche veterinarie della nostra comunità», dice Gail Bishop, coordinatrice clinica dell'Istituto Angus. «Il nostro programma è in costante evoluzione, così come lo è l'hospice in campo veterinario.»

I volontari dell'hospice per gli animali, gli studenti e i veterinari informano i clienti su cosa si possono aspettare nell'ambito della morte naturale di un animale, perché si possano preparare emozionalmente.

«Non spingiamo verso l'eutanasia se questa non è ciò che il proprietario vuole», ma l'argomento emerge comunque, dice Bishop. «Dal 2004, neanche un cliente ha scelto la morte naturale per il proprio animale.»

L'Istituto Angus non addebita nulla ai propri clienti per la sua assistenza, ma gli studenti possono fare preziose esperienze, gli animali muoiono con dignità e i proprietari possono vivere una transizione più dolce verso l'ultimo giorno con il loro animale.

Nuove idee

Amir Shanan, veterinario, proprietario della Compassionate Veterinary Care di Chicago, insieme al consiglio direttivo della NHFF, sta studiando delle linee guida più definite per l'hospice, utilizzando come base le linee guida della American Animal Hospital Association, aggiornate nel 2007.

«Vorremmo creare delle nuove linee guida specifiche per l'hospice e mostrare come un animale possa morire serenamente senza eutanasia», dice Marocchino.

Bittel sta lavorando a un manuale di formazione per i volontari, e dice che i volontari sono persone disponibili ad assistere il proprietario nei lavori di casa o nelle commissioni, a fornire sostegno emozionale, o a sostituirlo nell'assistenza all'animale per permettergli di riposare.

«Nell'ambito dell'hospice per gli animali si sta discutendo molto», dice Bittel. «Definire il tipo di assistenza, revisionare le linee guida e incrementare la disponibilità dei servizi di hospice sono questioni importanti sia a livello delle singole cliniche che a livello di comunità, per massimizzare la qualità della vita e la qualità della morte degli animali.»

«Gli animali ci possono insegnare molto se glielo lasciamo fare, e permettere loro di morire serenamente secondo i propri tempi ogni volta che questo sia possibile è un prezioso dono reciproco.»

scheda di Ella Bittel   link scheda autore

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