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Il nuovo lavoro del cane: è solo compagnia?

 

 

Una volta i cani erano da guardia, da difesa, da caccia, da bestiame, e così via. C’erano, è vero, i cosiddetti “cani da compagnia”, ma erano una minoranza.
Oggi, almeno nella società occidentale, i cani che svolgono ancora dei ruoli utilitaristici sono ormai pochi. La maggior parte di loro vive nelle nostre case in qualità di membro della famiglia, anche se buona parte appartiene proprio a quelle razze che un tempo erano “da lavoro”.
Ormai, quasi tutti i cani sono considerati “da compagnia”. Una definizione davvero brutta. Mi ricorda le tazze “da tè”, quelle “da caffé”, e così via, quasi come se un cane fosse fabbricato esclusivamente perché noi lo utilizziamo per tenerci compagnia. Se proprio dobbiamo utilizzare il termine “compagnia”, mi viene da dire, sarebbe forse meglio usare l’espressione “di compagnia”, come si dice, per esempio, per una persona di compagnia, a indicare che è piacevole trascorrervi del tempo insieme, ma che tenere compagnia a noi non è la sua unica funzione, ma anzi un piacere anche per lei/lui.
Ma siamo poi sicuri che il termine “compagnia” descriva davvero il ruolo svolto dal cane nei nostri confronti?
È vero: ci tiene compagnia. Soprattutto quando siamo soli (ma non solo), avere un cane al proprio fianco cambia totalmente il modo di percepire la nostra condizione. Ci sentiamo sicuramente meglio che non se fossimo totalmente soli. Ma la cosa non finisce lì.
A pensarci, il cane per noi è qualcosa di più di un semplice compagno. È una fonte inesauribile di affetto incondizionato, è una presenza affidabile e incrollabile, è un amico non giudicante a cui possiamo confidare tutto senza temere commenti sarcastici o consigli non richiesti, è un elemento di contatto con la Natura e con l’elemento Divino che essa incarna e convoglia, è uno stimolo per tenerci attivi e socializzare, è un consolatore nato, è un corpo caldo e morbido in cui affondare le mani o su cui poterci appoggiare, è fonte di gioia spontanea e gratuita, è libertà da pensieri assillanti, è la capacità di mollare tutto e divertirsi, la capacità di non prendersi troppo sul serio, è la voglia di giocare, è la spontaneità, è la verità, è la trasparenza dei sentimenti, è l’accettazione incondizionata di ciò che è, è la vita senza ma e senza però, è la luce in fondo al tunnel, è una coda scodinzolante anche quando torniamo a casa stanchi e sfiduciati, è un’iniezione di ottimismo, è... una leccata sulla bocca... e al diavolo l’igiene!
Ditemi un po’ voi se la parola “compagnia” è in grado di riassumere in sé tutto quanto sopra!

A me piace considerare il cane un aiutante che l’Universo ha messo al nostro fianco per aiutarci nel nostro cammino. Naturalmente, per pensarla in questo modo, dobbiamo pensare di essere in cammino, cioè che la nostra vita non sia solo una sequela di eventi più o meno casuali che si susseguono senza un senso, seguita poi dalla morte, bensì che la nostra vita abbia un senso. Il senso, naturalmente, glielo diamo noi. Glielo diamo cercando di imparare dalle nostre esperienze, di fare aderire le nostre scelte ai nostri valori, di migliorarci nel corso del tempo, per poter arrivare in fondo e poter dire a noi stessi che la nostra vita ha avuto un senso, e andarcene con tutta la leggerezza di cui siamo capaci.
Ma su quale base decidiamo il senso e la direzione della nostra vita, e selezioniamo i nostri valori? In base a che cosa stabiliamo di essere “migliori” che in passato, di essere quindi “cresciuti”?
Tutto questo ha senso solo che ci inseriamo all’interno di un contesto evolutivo, ovvero se ci consideriamo esseri in evoluzione che interagiscono con altri esseri in evoluzione all’interno di un Pianeta e di un Universo in evoluzione.
Ma cosa significa evolvere?
Evolvere significa in qualche modo espandersi, espandere la propria visione di sé, degli altri e del mondo. Evolviamo quando impariamo a vivere in maniera meno egoistica, meno isolata, meno materialista, meno chiusa, meno giudicante, meno categorica, meno attaccata alle cose (e alle persone), e così via.
Tutto è in evoluzione. Oggi siamo in una situazione in cui gli eventi internazionali ci stanno facendo capire che il mondo che abbiamo creato, basato sul materialismo, il consumismo, la possessività, la paura dell’altro, lo sfruttamento reciproco e del Pianeta, non può funzionare. La Vita stessa ci sta dicendo che dobbiamo evolvere imparando a considerare gli altri come noi stessi. E questi “altri” non sono solo persone, bensì anche animali, piante, il Pianeta intero.
Stiamo imparando la lezione che non possiamo essere veramente felici se tanti altri là fuori sono infelici. Siamo in un equilibrio precario che non può durare a lungo.
La spinta evolutiva spinge l’essere umano verso un’espansione di coscienza.
La stessa spinta evolutiva spinge il cane, in quanto specie, ad abbandonare sempre più il suo passato di animale selvatico e quelle caratteristiche, come l’istinto di caccia, la territorialità, l’aggressività, che facevano parte di quel mondo. Sempre più il cane è inserito nel mondo umano. Sempre più il cane cerca l’uomo, e la sua vita non sembra avere senso senza un umano al suo fianco. Questo lo vediamo benissimo in quasi tutti i cani, che spontaneamente ricercano la presenza umana. Una volta che ce l’hanno, soddisfano un profondo bisogno interiore. Un bisogno che vediamo chiaramente nei loro occhi, nel modo adorante in cui ci guardano.
E che ruolo svolge allora il cane nella situazione odierna?
Da una parte, riempie un gran vuoto. Un vuoto affettivo, un vuoto di accoglienza, un vuoto di genuinità, un vuoto di verità. Con la sua presenza “pura”, il cane immette queste note nella nostra vita.
Dall’altra, ci accompagna nel cammino, standoci sempre a fianco, qualunque cosa accada.
E nel mentre il cane fa questo, accadono delle cose non facili da capire.
Dal momento in cui il cane è entrato nelle nostre case, esso è entrato a fare parte integrante del nostro mondo emozionale. Sappiamo bene che ciò che apprezziamo nei cani non è certo il loro talento intellettuale, i grandi discorsi o la capacità di ragionamento filosofico. Il cane esprime tutto ciò che esprime attraverso i vari livelli vibrazionali del piano emozionale; insomma, un cane è fatto essenzialmente di corpo ed emozioni. E proprio perché esso vive in un mondo emozionale, gli viene spontaneo, anzi automatico, entrare in sintonia con le nostre, di emozioni. Anzi, si può dire che esso venga in qualche modo “inglobato” nel nostro mondo emozionale. Un mondo emozionale che poi egli tende ad agire.
Non è dunque un caso che il cane di persone timide tenda a essere timido, il cane di persone aggressive tenda a essere aggressivo, il cane di persone nervose tenda a essere nervoso e così via, anche se i parallelismi non sono sempre così automatici e facili da interpretare. È così che i cani possono cadere vittime delle nostre stesse nevrosi, sviluppare le nostre stesse malattie o fissazioni.
Che cosa significa questo?
Da una parte che i nostri cani staranno sicuramente meglio se noi lavoriamo su noi stessi per ridurre al minimo le nostre ansie, nevrosi, paure e così via.
Dall’altra parte, che il cane ci sta facendo un grosso servizio. Incarnando ed esprimendo senza inibizioni (quelle che la nostra mente frappone all’espressione delle nostre emozioni) il nostro mondo emozionale, il cane ci dà l’opportunità, osservando attentamente il suo comportamento, di capire qualcosa di noi stessi. E allora possiamo cominciare a chiederci, di fronte a un comportamento del nostro cane, se quel comportamento in qualche modo ci appartiene, se anche noi lo manifestiamo, ovviamente nei modi e nelle situazioni proprie dell’essere umano. E se il cane, col suo comportamento, ci mostra una parte di noi, possiamo ringraziarlo di averci aiutato a capirci meglio, iniziare a lavorare su noi stessi per migliorarci, e liberare così il cane dalla spinta emotiva che da noi gli veniva a comportarsi in un certo modo, permettendogli così di essere più rilassato e più “se stesso”.
Ed ecco allora che qui troviamo la chiave per essere i migliori amici del nostro migliore amico.
Per farlo dobbiamo da una parte essere dei bravi custodi, che si prendono cura delle necessità materiali e di sicurezza del proprio compagno. Si tratta anche di tenere in considerazione che il cane, nella sua ricerca della compagnia umana, si trova a vivere in un mondo che gli è ostile, in quanto non funziona in base alle regole di natura cui il cane era abituato ad attenersi nel suo passato selvatico. Il nostro mondo artificiale e la vita innaturale che spesso i nostri animali sono costretti a vivere, sono spesso fonte di stress e tensioni che portano a problemi comportamentali. Dobbiamo quindi conoscere il cane e le sue esigenze, conoscere i bisogni di base del cane.
Dobbiamo anche imparare a interpretare il suo linguaggio. Il cane si esprime attraverso il suo corpo e noi dobbiamo essere in grado di interpretare correttamente i suoi atteggiamenti e movimenti, altrimenti si rischiano gravi incomprensioni nella gestione della vita quotidiana.
Dei custodi responsabili devono conoscere bene l’essere che hanno in custodia, se vogliono prendersene cura in maniera corretta.
Dall’altro canto, però, se vogliamo davvero non venire meno al nostro ruolo, dobbiamo non solo saper essere dei buoni custodi, bensì anche dei buoni amici e compagni di viaggio, che non scaricano tutte le proprie insoddisfazioni e nevrosi sul proprio amico solo perché questi non è in grado di ribattere con le parole, bensì ne diventano consapevoli e lavorano per migliorarsi, diventando dei compagni migliori e più piacevoli.
Un lavoro non facile, ma sicuramente entusiasmante.

Elena Grassi    link scheda autore

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