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Quattro chiacchiere con Elena Grassi

Intervista di Diana Lanciotti a Elena Grassi in occasione della pubblicazione del suo primo libro "Mondocane" e pubblicata sulla rivista Amici di Paco nr. 30 del 2005

Parliamo prima di tutto di te. La tua biografia parla di interessi molto vasti, soprattutto nella direzione della psicologia, dell’ambiente e degli animali.
Il mio amore per gli animali, e di conseguenza per la natura, è nato insieme a me e ha poi trovato varie estrinsecazioni, come lo studio delle scienze naturali. L’interesse per l’uomo e per la sua psiche è nato inizialmente come tentativo di capire me stessa. Quando ho scoperto che c’erano nuove scienze, ma anche antiche tradizioni, culture e medicine che vanno al di là della concezione superficiale e materialista della realtà che fino ad allora mi era stata propinata, ho iniziato a sentirmi meno sola. Da allora ho proseguito la ricerca lungo entrambe le strade e su vari livelli, consapevole che fanno parte di un percorso unico.

Parliamo ora del tuo libro: “Mondo cane”... Sembrerebbe quasi un’imprecazione, invece...
È vero: la parola “cane” condisce spesso delle imprecazioni; una cosa poco carina nei confronti di quello che definiamo “il nostro migliore amico”.
Spero che quel titolo, proprio per il suo carattere ambiguo, possa attirare l’occhio distratto dei frequentatori di librerie e invitarli ad approfondire.

Vuoi raccontarci chi è Winky, il protagonista del libro?
Winky è “Il Cane”, l’anima collettiva di tutti i cani mai esistiti, esistenti e futuri, che in quanto tale incarna la loro esperienza e la integra a un livello di consapevolezza superiore di quella individuale. È l’essenza del Cane, ma anche qualcosa di più: un tramite tra i cani e l’umanità.

A chi si rivolge “Mondo cane”?
Praticamente a chiunque.

È vero che era nato come libro di racconti per ragazzi?
Sì. Se ne trova qualche traccia nei primi capitoli.

E poi cosa è successo?
Semplicemente, procedendo nella scrittura mi è venuto naturale rivolgermi a chiunque e se avessi voluto per forza parlare solo ai ragazzi avrei in un certo senso dovuto “fare violenza” ai messaggi che arrivavano da Winky. Ho lasciato che Winky si esprimesse così come voleva, rivolgendosi a tutti. Del resto, guardandomi in giro osservo che anche gli adulti ignorano cose elementari del mondo canino. In ogni caso, il linguaggio utilizzato rimane semplice e quindi accessibile anche ai più giovani.

Possiamo dire che è un manuale sotto forma di romanzo?
Direi che è una serie di racconti esperienziali, cioè che invitano a vivere direttamente l’esperienza canina della realtà. Essi contengono effettivamente diverse spiegazioni del comportamento canino che potrebbero rientrare anche in un manuale, ma il modo in cui sono esposte è talmente diverso...
Sicuramente è un libro che ha anche un forte aspetto didattico, ma integrato all’interno di un racconto scorrevole, condito anche da un certo senso dell’umorismo e di autoironia.

A proposito di didattica, l’etologia ci aiuta veramente a capire meglio gli animali?
Solo in parte. Quando leggo un libro di etologia o guardo un documentario mi rimane sempre la sensazione che manchi un pezzo. Per come l’ho studiata all’università, l’etologia non fa altro che descrivere dei comportamenti abbracciando un paradigma di fondo, cioè quello che l’individuo si comporti sempre in modo egoistico. Inoltre, fino a pochissimo tempo fa, ma ancora oggi in campo accademico, la maggior parte degli etologi si guarda bene dall’ammettere l’esistenza delle emozioni negli animali (per non parlare dei pensieri... e mai più dell’anima...). Trovo che soprattutto nel campo degli animali domestici, sia molto limitante. In questo campo sono sempre più diffusi oggi i cosiddetti comportamentisti (o comportamentalisti), sicuramente di idee più aperte. Sono stati fatti numerosi passi avanti, ma è anche vero che leggendo e ascoltando diversi comportamentalisti scopro opinioni contrastanti. E allora dove trovare la risposta, se non dentro di me e nel singolo animale che ho di fronte?

Che cosa manca, allora, nel nostro rapporto con gli animali?
La capacità di ascolto, la disponibilità a comprendere cosa è meglio per loro, un approccio meno egocentrico ed egoistico. Siamo talmente concentrati su noi stessi, che proiettiamo il nostro modo di vedere e interpretare le cose su qualsiasi altro essere. Ci piace creare teorie per spiegare la realtà secondo il nostro punto di vista, ma dovremmo avere l’umiltà di ammettere che c’è ancora molto da capire.
Winky, nel mio libro, cerca proprio di aprire le persone accompagnandole in un percorso di crescita che è anche personale: imparare a fermarsi, a respirare profondamente, a uscire dal proprio piccolo mondo, a diventare osservatori della realtà staccandosi dalle proprie emozioni, ci aiuta ad abbracciare altre interpretazioni, altre dimensioni, altri stati di coscienza. In questo modo possiamo scoprire nuove parti di noi stessi, oltre che il mondo del cane.

Mi pare che questo discorso sia strettamente legato alla tua esperienza con gli animali attraverso la comunicazione intuitiva. Fra l’altro tu hai tradotto, per Paco Editore, “Parlando con gli animali”. Sappiamo quanto importante sia l’apporto del traduttore per rendere con efficacia un libro trasponendolo da una lingua all’altra. Insomma, c’è qualche legame tra il libro di Janine Adams, “Mondo cane” e la tua esperienza personale?
Naturalmente sì.
Come sapranno coloro che hanno letto “Parlando con gli animali”, la comunicazione telepatica con gli animali esiste ed è una realtà ormai consolidata nel mondo anglosassone. Ho fatto un “apprendistato” di circa un mese negli Stati Uniti presso una signora che la pratica, e posso assicurarvi che è reale. Per quanto mi riguarda, più che di comunicazione telepatica in senso stretto, preferisco parlare di “entrare in connessione” con un altro essere, specie, entità o quant’altro.
Il vero inizio di tutto questo, per me, si ebbe vari anni fa. Dovevo scrivere, per l’editore per cui lavoravo, il numero di una rivista costituita da schede che parlavano di varie razze di cani. Un lavoro che trovavo piuttosto noioso (mi interessano molto i cani, ma poco le razze). Un’amica mi disse, come se fosse la cosa più scontata: perché non ti connetti con l’anima di ogni razza e fai parlare loro? Be’, così feci. Scrissi ogni scheda in prima persona, lasciando parlare ogni razza di sé. Il risultato era molto piacevole da leggere (e fu anche più piacevole da scrivere). Solo più tardi scoprii dell’esistenza di comunicatori telepatici professionisti.
Naturalmente, in questo caso come in quello di Winky, ognuno è libero di credere che sia tutto una mia invenzione. Ai fini pratici non fa molta differenza: l’importante è che il messaggio arrivi. Se ciò che il lettore legge risulta valido e lo aiuta a interpretare meglio il suo rapporto col cane, poco importa da chi o da cosa viene. Del resto, in “Mondo cane”, il messaggio di Winky è inevitabilmente (e consapevolmente) filtrato dalla mia esperienza personale, dalle mie letture, dai miei studi.

A proposito di esperienze personali, vuoi parlarci dei cani della tua vita? Qualcuno in particolare ti ha ispirata?
Oh sì, sicuramente Tania, la mia boxerina fulva, che è stata con me per quindici anni, da quando ne avevo 14 (fu un regalo del mio papà). La pazienza e la gentilezza con cui mi è stata accanto in un periodo molto difficile, sopportando i miei inspiegabili scoppi d’ira e comportamenti irrazionali nei suoi confronti, mi ha dato la certezza che i cani entrano nella nostra vita non per caso, ma con uno scopo. Essi svolgono un vero e proprio compito spirituale (ovvero che favorisce la crescita interiore, l’evoluzione), anche se questo sono arrivata a comprenderlo solo dopo. Naturalmente, anche loro imparano da noi. È un rapporto di reciproco scambio. In ogni caso, mi ha insegnato lo spirito di servizio e di abnegazione; una lezione che sto ancora cercando di integrare.
Ma anche Kelly, un’anima molto più giovane e spensierata, mi ha insegnato una dura lezione: la responsabilità per le mie azioni.

Sempre parlando di esperienze personali, c’è un capitolo in cui parli con grande commozione e verità della pet therapy. Quello di Mirka e Giacomo sembra un episodio vissuto personalmente. Sbaglio?
Sì e no. Non l’ho vissuto personalmente ma mi sono fatta interprete di chi l’ha vissuto. Tempo fa scrissi un articolo sui cani di assistenza per disabili. Per farlo feci alcune interviste e varie ricerche e venni messa in contatto con un signore inglese disabile che lavorava per un’associazione che addestra questi cani. Egli mi raccontò la sua storia personale. Il protagonista era diverso (lui non era un ragazzo bensì un soldato, rimasto ferito, se non ricordo male, durante la Guerra del Golfo), ma il vissuto, le emozioni, la rinascita e la crescita interiore che egli mi riferì di se stesso sono le stesse che avvengono nell’animo di Giacomo. Anche le circostanze di incontro col cane e la sua perseveranza nel conquistare l’animo dell’uomo vengono dal racconto di vita vissuta di quel signore. Per la descrizione dei dettagli del comportamento e dell’animo del cane mi sono avvalsa dell’ispirazione di Winky e della mia conoscenza dell’animo canino.
Ricordo che rimasi molto colpita da quella storia. Del resto il rapporto tra cani e persone svantaggiate mi aveva sempre affascinato ed è qualcosa che vorrei esplorare più a fondo.

Stai forse parlando di un nuovo libro? Hai qualche progetto? Si sa, per un autore che inizia a pubblicare, è difficile smettere.
In effetti ho in mente una specie di saggio che parta dall’analisi della terapia assistita con gli animali, passando per i cani da assistenza e altro ancora. Mi piacerebbe scrivere un libro che parli delle cose meravigliose che i cani (e magari anche altri animali) sanno fare, sia per l’uomo, sia di per sé, magari partendo da interviste a vari “esperti” nei diversi settori, per poi aprirci a ulteriori interpretazioni della realtà. Ma ho già detto troppo.

Per finire: cosa vorresti sentirti dire da un lettore che ha appena finito di leggere “Mondo cane”?
Che l’ha aiutato a comprendere meglio i cani, e magari anche se stesso. Ma anche che si è divertito, e che allo stesso tempo si è posto delle domande che non si era mai posto prima.

Intervista di Diana Lanciotti

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