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Il rapporto evolutivo uomo-animale – II parte

Articolo pubblicato la prima volta nella Newsletter n. 3 di Impronte di luce - settembre 2010

 

Proseguiamo il discorso avviato nella Newsletter n.2
Potete trovare la prima parte dell'articolo qui: http://www.improntediluce.it/articoli/rapporto_evolutivo_premesse.html

2. I bisogni essenziali

Nel regno animale, le principali forze evolutive sono la paura e la fame. Sono queste le forze che guidano l’istinto di auto-preservazione e che permettono il mantenimento della specie attraverso la selezione degli animali più abili.
Nell’accogliere gli animali con noi abbiamo innanzitutto la responsabilità basilare di “annullare” quelle che nel regno animale sono le fonti principali di paura:
- la paura di non trovare abbastanza cibo
- la paura di non essere al sicuro

Quindi, per cominciare, i nostri animali devono:
- essere nutriti regolamente (con cibo di buona qualità)
- essere ospitati in un ambiente sicuro in cui non vi siano elementi che li facciano temere per la propria incolumità

Queste due condizioni, apparentemente elementari, sono importantissime affinché l’animale venga messo nella condizione di lasciarsi il più possibile alle spalle la fame e la paura che hanno guidato fino a poco fa il suo percorso nel regno animale. L’animale impara che, per quanto riguarda la sua sopravvivenza fisica, può affidarsi a noi. Questo gli permette di rilassarsi, abbandonare la paura e quindi rendersi disponibile a nuovi livelli di apprendimento ed evoluzione; insomma, di potersi dedicare a sviluppare parti diverse del suo essere.

Vediamo questa volta il secondo di questi due punti.

2.a Garantire un senso di sicurezza

Aiutare il nostro animale a sentirsi al sicuro significa:
- farlo vivere in casa con noi e non all’aperto (o sul balcone, in garage, in cantina, ecc.), per quanto bella sia l'eventuale cuccia o il canile (deve sentirsi accolto nella famiglia e non tenuto ai suoi margini);
- porre la sua cuccia (che siano materassini, brande, o altro) in un luogo tranquillo della casa, dove possa stare nelle nostre vicinanze (noi rappresentiamo la sua sicurezza!); l’ideale è che ci sia un materassino in ogni stanza dove ci soffermiamo a lungo, in modo che l’animale possa starci accanto nei diversi momenti della giornata sapendo dove sistemarsi senza starci necessariamente tra i piedi; evitare, se possibile, di porre la sua “cuccia” nei luoghi di passaggio e corridoi;
- lasciarlo solo il meno possibile e comunque abituarlo fin da piccolo (o non appena si sia ambientato se già adulto), e gradualmente, alle nostre assenze; l’animale deve avere la certezza che noi torniamo sempre; evitare di comunicare ansia o sensi di colpa quando dobbiamo lasciarlo solo e, quando siamo lontani, ogni tanto inviargli un pensiero di tranquillità e pace; può essere utile instaurare un rituale di saluto poco prima di uscire, basato sulla calma e su emozioni piacevoli (p. es. preparagli un “kong” ripieno di cibo mentre gli raccontiamo con voce allegra quale prelibatezza stiamo per dargli, e porgerglielo esattamente prima di imboccare la porta di casa) (N.B. un "kong" è un gioco di gomma dura appositamente ideato per infilarvi dentro del cibo che poi l'animale impiegherà un po' di tempo a tirare fuori leccando);
- se ha accesso a un giardino, tanto meglio. Il contatto con la natura fa bene tanto ai cani quanto a noi. Fate però in modo che possa rientrare in casa quando vuole ed evitate il più possibile che, quando è fuori, sia esposto a disturbi provenienti dall’esterno (persone, auto e altri animali che passano per la strada; animali nei giardini adiacenti con i quali si può sviluppare competitività, ecc.); cercare di porre rimedio con teli oscuranti o spesse siepi;
- somministrare i pasti a orari il più possibile regolari; lasciare sempre a disposizione acqua pulita;
- evitare di esporlo a temperature estreme (troppo caldo, troppo freddo) senza che abbia la possibilità di cambiare ambiente (una cosa da tenere in considerazione soprattutto quando si deve temporaneamente confinare l’animale in un luogo ristretto come l’auto, un box, un canile, ecc.);
- tenere adeguatamente pulite le sue cucce e il suo ambiente, oltre che il manto (senza diventare fobici o ricorrere a prodotti chimici dannosi);
- in casa, evitare di esporlo a musica a tutto volume, stanze piene di fumo, o di esporlo continuamente alle attenzioni dei bambini senza che abbia la possibilità di ritirarsi in un posto tranquillo dove essere lasciato in pace; garantirgli la possibilità di dormire secondo ritmi regolari, ma garantirgli anche un’adeguata possibilità di svago e movimento;
- scegliere strumenti (pettorina, guinzaglio, ecc.) che non siano fonte di sofferenza fisica (vedi collari “a strangolo”... basta la parola!);
- garantirgli un ritmo di vita il più possibile regolare, con uscite e pasti sempre agli stessi orari; anche questo rappresenta per lui un elemento di sicurezza; introdurre gradualmente “variazioni sul tema” nel ritmo della giornata, in modo che l’animale si abitui gradualmente a gestire le novità e le eccezioni al suo solito ritmo, senza sentirsi in balìa degli eventi;
- potenziare la sua fiducia in se stesso (questo può essere fatto in diversi modi, che richiedono però un approfondimento a parte) e nella propria capacità di gestire le situazioni;
- evitare di picchiarlo o sottoporlo a strattoni, urla e simili: dobbiamo stimolare la sua fiducia e la sua devozione verso di noi, non fargli paura;
- essere coerenti nelle regole che gli si propongono: regole precise e attendibili gli danno un senso di sicurezza; se le cose stanno diversamente con diverse persone della famiglia o in diverse situazioni, non saprà mai come comportarsi e sarà quindi un animale insicuro;
- comportarsi in maniera coerente e affidabile ai suoi occhi: noi dobbiamo essere il suo punto di riferimento; quando non sa cosa fare deve spontaneamente rivolgersi a noi attendendosi accoglienza, guida, protezione;
- quando si è con lui in passeggiata e in luoghi pubblici, mantenere un equilibrato controllo evitando però di essere iper-protettivi e di impedirgli il contatto con persone e animali, se lo desidera; se presenta problematiche di relazione, lavorare su di esse con calma, evitando di esporre l’animale tutto d’un botto a una situazione problematica. Ricordarsi che ogni problematica emozionale del cane rimanda a una problematica equivalente del suo custode umano di riferimento: spesso lavorare sulle problematiche del nostro cane significa lavorare su noi stessi (i temi introdotti in questo punto sono multisfaccettati e complessi e meritano sicuramente interi capitoli a essi dedicati);
- potenziare il suo senso di appartenenza alla famiglia (che è fonte essenziale di sicurezza) coinvolgendolo nelle attività svolte, garantendogli coccole e regolare contatto fisico (nei modi opportuni e graditi all’animale; se ci sono problematiche di contatto si potrà lavorare in maniera graduale), attenzione, gioco, tempo di qualità trascorso insieme;
- parlare regolarmente con lui e sviluppare un linguaggio fatto di parole, gesti e rituali che possano essere per lui un punto di riferimento e gli diano modo di interpretare le nostre intenzioni e le nostre volontà.

Elena Grassi    link scheda autore

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