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Novantacinque
faccia a faccia con gli animali di allevamento

Recensione pubblicata dal sito "Our Hen House" (www.ourhenhouse.org) il 26 aprile 2010

Bestiame*. Questa parola rappresenta il massimo di vicinanza che le persone riescono ad avere quando pensano o parlano di animali di allevamento vivi. Questo conveniente eufemismo rende facile immaginare tutto l'allevamento di animal come un vago e vasto oceano di bestie identiche e senza volto. Per molte persone è perfettamente accettabile mangiare "pollo", ma suona in qualche modo differente il mangiare "un pollo" o "dei polli" per cena. L'industria dell'allevamento ha dedicato decenni a reificare gli animali che alleviamo per cibo, e ha avuto un allarmante successo: milioni di persone si accorgono di questi esseri solo quando non sono più animali, ma "carne".

Novantacinque è un nuovo e bel libro che letteralmente obbliga il lettore a porsi faccia a faccia con gli animali di fattoria, non come oggetti, ma come individui che vivono, respirano e provano sentimenti. Novantacinque adotta un approccio rivoluzionario a quella sconnessione che esiste tra la carne, i latticini e le uova e gli animali che li producono o che si trasformano in essi. Ogni singolo protagonista delle pagine di Novantacinque era un tempo destinato a un triste destino, ovvero a essere macellato quando l'industria avesse deciso che era ora. Ora, a questi animali di allevamento è stata data una seconda possibilità di condurre una vita piena di significato presso i santuari per animali. La motivazione alla base di Novantacinque è straordinariamente diretta: mostrare come possono essere gli animali che sono vitime degli abusi degli allevamenti industriali una volta che vengono incoraggiati a essere semplicemente ciò che sono. Per quanto semplice questa idea possa sembrare, questo libro raggiunge un obiettivo ambizioso e complicato: celebrare la vita e l'amore insito in questi animali veicolando allo stesso tempo un messaggio forte riguardo ai pericoli in cui un tempo essi sono incorsi. La triste e orrenda verità è che esistono 10 miliardi e più di esseri non dissimili da quelli ritratti nelle pagine di Novantacinque allevati e uccisi ogni anno solamente negli Stati Uniti. Novantacinque deriva il suo nome dal numero di animali che vengono risparmiati ogni anno quando una persona adotta una dieta vegana. Anche se si tratta di un libro fantastico per tutti i vegani da possedere e condividere con i loro cari, in quanto conferma le nostre celte e rafforza la nostra determinazione a fare tutto ciò che possiamo per aiutare ogni singolo animale di allevamento, chiunque può trarre beneficio dal trascorrere un po' di tempo con le mandrie e gli stormi di singoli individui rappresentati in questo libro.

Dopo un'introduzione ben scritta e profonda, Novantacinque non perde tempo e va dritto al sodo. Ogni sezione si concentra su una specie animale – galli e galline, tacchini, anatre, mucche, maiali, capre, pecore e persino conigli – e presenta dei racconti di prima mano, scritti dalle persone compassionevoli che ora si prendono cura di loro presso i santuari, dellle caratteristiche di ogni singolo individuo. Le storie hanno toni molto diversi quasi quanto diverse sono le personalità degli animali, dalle narrazioni poetiche del tormentato viaggio dell'animale dalla sua vecchia vita fino al rifugio, fino a racconti più leggeri sugli animali dalle personalità più eclatanti, come Ochifero, l'oca un tempo nota come Lucifero. Uno dei maggiori punti di forza del libro è il modo in cui intesse in maniera armonica nelle storie statistiche, fatti e informazioni sull'industria oppressiva che ha allevato questi animali abusando di loro. Ogni storia si concentra sul carattere, la personalità e le relazioni di ogni singolo animale con i suoi compagni umani e/o animali (sia animali della stessa specie sia alcune sorprendenti accoppiate). Invece di concentrarsi sugli abusi e sulla morte da cui questi animail provengono, Novantacinque si concentra sulla volontà di vivere e di prosperare dimostrata da ogni animale ogni volta che gliene è stata data la minima possibilità. Esso ci ispira a salutare con gioia e a celebrare ciò che questi animali hanno potuto diventare invece di inorridirci e intristirci con storie dell'orrore. Sapere che questi meravigliosi individuai rappresentano i miliardi di membri della loro specie che non sono altrettanto fortunati è già una tragedia sufficiente. Novantacinque celebra la positività e l'amore invece della negatività e dell'odio, e tutti i lettori non vedranno l'ora di continuare a sfogliarne le pagine per assorbire un altro po' di quell'amore, invece di corrugare la fronte e distogliere lo sguardo.

Sfortunatamente, le cicatrici del passato di questi animali sono sempre visibil, a dispetto di quanto oggi essi prosperino. Problemi di salute e anche morti premature non sono rari; problematiche non risolvibili dovute al modo in cui sono selezionati e allevati per essere dei beni economici. Il passaggio dalle origini innaturali di queste creature – allevati, inseminati artificialmente e stipati in numeri innaturali in un ambiente innaturale – a una vita libera e naturale in un luogo accogliente non è mai privo di scossoni. Molti di questi individui vivono più a lungo di quanto erano "programmati" per vivere, ovvero ben oltre il "peso di mercato". Il filo comune che emerge in queste storie separate è quello del trionfo della natura a nome di questi animali. Contro ogni pronostico, anche spaventati, maltrattati e indeboliti, questi animali hanno trovato la voglia di vivere – e persino di prosperare – una volta che ne hanno avuta l'opportunità.

Il testo del libro è avvincente, completo e scritto in uno stile molto emozionale e fluido, ma non è il vero protagonista di Novantacinque. Belle foto a colori a piena pagina dominano il libro, e formano il vero fulcro del suo messaggio. È in queste decine di fotografie che Novantacinque racconta la sua storia: ogni creatura raffigurata sulle sue pagine (e non ci sono foto di altri soggetti) guarda dritto negli occhi del lettore e convoglia un senso di comprensione condivisa del mondo in cui tutti viviamo. Queste foto sono, ciascuna, uno studio caratteriale del soggetto di grande profondità emotiva e raccontano una storia non meno completa del testo che le accompagna. L'amore contenuto in queste fotografie, che sia tra gli animali ritratti o tra il fotografo e il soggetto, è il vero punto fermo di questo libro e il motivo per cui sfogliare le pagine di Novantacinque senza neanche leggere una parola rimane un'esperienza potente e avvincente. I protagonisti animali di Novantacinque non possono parlare direttamente, ma queste fotografie trasmettono l'importanza e il significato del libro direttamente dagli occhi di questi esseri agli occhi del lettore.

Novantaciqnue è uno strumento educativo ideale per gli attivisti. Ogni volta che qualcuno guarda negli occhi del proprio cane o del proprio gatto, ci vede l'anima di quell'animale e vuole proteggere ciò che rende unico quell'individuo. Novantacinque permette a tutti i lettori di vedere l'anima degli animali di allevamento e di giungere così alle stesse conclusioni riguardo al sostenere e proteggere ciò che li rende speciali. Per essere un libro sul bestiame, non c'è un libro più umano di Novantacinque.

* L'autrice si riferisce al termine che la lingua inglese utilizza per definire il bestiame: "Livestock", letteralmente, "scorta viva".

Kyle Knies
(traduzione di Elena Grassi)

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