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1° Simposio Internazionale sull'Assistenza Terminale agli Animali,
Davis, USA, marzo 2008

relazione di Ella Bittel, veterinario olistico

 

L'amore che nutriamo per i nostri compagni animali ci spinge a prenderci cura di loro meglio che possiamo per tutta la loro vita. I progressi medici in campo veterinario permettono di ripristinare il benessere di un animale in modi inimmaginabili fino a solo qualche anno fa.

Questi nuovi traguardi portano però con sé un lato ombra ormai riconosciuto dalla professione veterinaria: la tentazione di continuare con un approccio curativo anche quando questo non è più ormai nel migliore interesse dell'animale.

Può essere una sfida quella di riuscire a distinguere quando non c'è più modo di vincere la battaglia. Una volta però che ciò è diventato chiaro, spesso la perdita della speranza di guarigione o anche solamente della speranza di prolungare la vita, da un momento all'altro fa ribaltare le nostre prospettive da "tutto" a "nulla", e si ritiene sia giunta l'ora per l'eutanasia.

Questo stato di cose è in netto contrasto con il modo in cui ci prendiamo cura dei membri umani della nostra famiglia. La filosofia e la pratica dell'assistenza terminale (hospice) ha solamente 40 anni alle proprie spalle, eppure ad oggi ci sono circa 4000 fornitori di assistenza terminale in tutti gli Stati Uniti, a dimostrazione di quanto universale sia il bisogno di questo tipo di sistema di supporto. Nella sua concezione originale, l'hospice non affretta né rallenta il processo di morte. Gli obiettivi che ci si pone sono di alleviare il disagio del paziente e sostenere la famiglia nel prendersi cura del proprio caro morente. Il servizio si occupa dei bisogni fisici, psicologici, sociali e spirituali dell'intera famiglia, rimanendo sensibile ai valori e alle credenze del singolo individuo.

Man mano che il legame che sviluppiamo coi nostri compagni animali è andato trasformandosi e assomigliando sempre più a quello che abbiamo coi membri umani della nostra famiglia, ha cominciato ad emergere un sentito interesse per la disponibilità di opzioni diverse dall'eutanasia. Tuttavia, sebbene sia auspicabile che sia quanto meno aperto a offrire cure palliative, allo stato attuale il veterinario tipico non ha ricevuto alcuna formazione nell'assistenza terminale, praticamente nessun libro è stato pubblicato sull'argomento, le pubblicazioni su internet sono spesso troppo generiche e i sistemi di sostegno che prendano in considerazione anche gli aspetti non medici brillano per la loro assenza. Questo significa che l'accesso alle informazioni e al sostegno pratico da parte di chi desidera prendersi cura del proprio animale fino alla fine della sua vita è estremamente limitato.

Si può imparare molto dall'esperienza accumulata nel campo dell'hospice per umani, una risorsa che la professione veterinaria non ha praticamente ancora iniziato a sfruttare. Forse abbiamo stabilito che cosa significhi per noi una sufficiente qualità della vita per un animale, ma senza una solida comprensione di quelli che sono gli stadi naturali del processo di morte, le caratteristiche di quello che può essere definito un trapasso sereno sono destinate a sfuggirci.

Naturalmente, la nostra prima preoccupazione è di non far soffrire l'animale. Il termine "sofferenza", tuttavia, è un termine generico che difficilmente si presta a fungere da chiara linea guida nel prendere decisioni di vita e di morte. La sofferenza inoltre è qualcosa di altamente individuale: tutti siamo consapevoli, per esempio, del fatto che è possibile trovarsi nella condizione di dover sopportare un qualche livello di dolore e disagio e tuttavia non desiderare di morire.

Questo è vero tanto per le persone quanto per gli animali: il desiderio di vivere è una forza notevole. Nello stato dell'Oregon, da ormai dieci anni la "Legge per la dignità della morte" garantisce alle persone la possibilità di porre termine alle proprie vite attraverso l'uso di farmaci. Diverse persone hanno riferito che il fatto di sapere che il farmaco fosse disponibile in qualche modo li rassicurava, anche se non vi hanno mai fatto ricorso. Allo stesso modo, è rassicurante disporre dell'eutanasia come opzione per i nostri amici animali, se necessario. È molto interessante, però, che solo una su diecimila persone abbia effettivamente utilizzato la Legge per la dignità della morte per abbrevviare il proprio processo di transizione. All'opposto, attualmente la maggior parte dei membri animali delle nostre famiglie viene soppressa con l'eutanasia.

La mancata considerazione per il desiderio di vita di un animale e il vuoto attualmente presente nell'offerta di assistenza terminale per i nostri compagni animali hanno ragioni molteplici che meritano di essere indagate. Tra queste ragioni vi possono essere le seguenti:

  • l'innata paura della morte degli esseri umani, magari unitamente all'essere stati testimoni della morte di qualcuno in condizioni non desiderabili, portando alla conclusione che morte = sofferenza;
  • la tendenza della nostra società a vedere la morte come una "malattia incurabile" piuttosto che come la naturale chiusura di ogni ciclo di vita fisica;
  • quale diretta conseguenza del suddetto modo di vedere: la mancanza di istruzione professionale nel campo dell'assistenza terminale veterinaria, che non è parte del curriculum delle facoltà di veterinaria e nemmeno di quello delle scuole per tecnici veterinari;
  • l'assumere che il nostro animale abbia il nostro stesso modo di percepire la sofferenza;
  • scarsa disponibilità di informazioni su come fornire cure terminali e scarsa familiarità con le fasi della morte;
  • restrizioni finanziarie, di tempo, o di altro genere, quali ad esempio l'incapacità fisica o emotiva a prendersi cura degli eventuali bisogni particolari di un animale;
  • pressione sociale/emozionale da parte dell'ambiente ("non pensi che sia giunta l'ora?"), spesso da parte di persone che conoscono la personalità dell'animale meno bene del suo custode.

Se l'animale ha esigenze particolari

Gli animali tendono ad accettare tanto le disabilità fisiche quanto il proprio processo di morte, mentre noi umani spesso vogliamo proteggerli da qualcosa da cui essi non stanno necessariamente chiedendo di essere protetti. La perdita di capacità fisiche è spesso stata utilizzata come indicatore di "insufficiente qualità della vita", portando all'eutanasia ben prima che fosse nemmeno ora di iniziare l'assistenza terminale. Tra queste sono comprese condizioni fisiche che non mettono a repentaglio l'esistenza in vita, ma che richiedono particolari attenzioni e cure.

Un esempio è l'animale che non è più in grado di alzarsi e muoversi autonomamente. Questa condizione pone delle forti sfide logistiche in animali di grandi dimensioni come i cavalli, ma anche per alcuni cani di grande taglia. L'agopuntura ha dimostrato di essere una modalità di cura che in molti casi può contrastare o rallentare la debolezza del treno posteriore anche per diversi anni, persino in animali per i quali la medicina occidentale non offre più alcuna speranza di miglioramento. L'agopuntura può anche rimettere in piedi animali paralizzati per problemi ai dischi intervertebrali, se il tessuto nervoso non è stato permanentemente danneggiato. La sicurezza e il comfort all'interno della casa possono essere migliorati coprendo i pavimenti scivolosi con delle passatoie.

Se ogni cura fallisce, sono oggi disponibili molteplici risorse per i piccoli animali per aiutarci a gestire l'incapacità di alzarsi, stare in piedi o camminare senza un sostegno. Rampe per cani, sedie a rotelle personalizzate, fasce di sostegno e imbracature possono essere un aiuto incommensurabile se il proprietario è disposto ad assistere il proprio animale in questo modo.

Anche le cliniche veterinarie possono rendere più facile la vita ai propri pazienti geriatrici predisponendo al suolo superfici antiscivolo e zone dove potersi sdraiare, sia nella sala d'attesa che nella sala visite. Maneggiare con molta attenzione animali di questo tipo durante le procedure può fare la differenza tra una visita senza ripercussioni e una visita invece con una sequela di qualche giorno di dolori e disagi.

Nei cavalli anziani, i problemi di artrite che portino l'animale a non potersi più alzare e camminare sono, insieme alla laminite e alle coliche, la principale causa di eutanasia. Attualmente, sono ben pochi i cavalli che se ne vanno serenamente secondo i propri tempi. L'assistenza terminale per i cavalli potrà diventare più fattibile se avremo parecchi strumenti al nostro attivo, tra i quali molti di quelli considerati alternativi. Provvedimenti preventivi e assistenza geriatrica di alta qualità che comprenda integratori alimentari, chiropratica e agopuntura non sono dei lussi, ma spesso delle necessità quando si tratta di prendersi cura di cavalli anziani.

Un'altra problematica comune nell'assistere i cani in età avanzata può essere l'incontinenza, sia urinaria che fecale. Persino l'incontinenza urinaria non contenibile con farmaci può a volte rispondere bene all'agopuntura e alle erbe. Sembra che invece le possibilità di controllo dell'incontinenza fecale siano basse. In ogni caso, l'utilizzo di pannolini e pannoloni per l'incontinenza umana o, per i maschi, delle fasce con assorbente da legare attorno alla pancia, possono rendere possibile il convivere con queste condizioni. Anche se magari l'animale dovrà inizialmente essere rassicurato che è ok fare i propri bisogni anche quando è in casa, esso normalmente si adatta ai cambiamenti senza grandi resistenze, se gliene viene data la possibilità.

È ovvio che tutto ciò rappresenta un impegno per il custode dell'animale, e mentre da un lato è auspicabile che il veterinario metta a disposizione tutti i sostegni e gli strumenti disponibili, è naturalmente una scelta del proprietario quella di assumerselo o meno. Nell'assistenza terminale umana, l'incontinenza è uno dei bisogni di assistenza dei nostri casi di cui ci assumiamo l'onere, proprio come facciamo all'inizio della vita con i bambini, senza farne un problema. Eppure, i santuari per animali spesso ospitano un certo numero di residenti abbandonati da proprietari non interessati a tenerli con sé una volta diventati incontinenti.

La gestione del dolore

Quando si parla della morte, molti hanno immediatamente paura che possa essere dolorosa. Questo è comprensibile, perché nessuno di noi vuole trovarsi in agonia, e nemmeno lo vogliamo per il nostro animale. E, proprio come possiamo sperimentare il dolore durante la vita, esiste tale possibilità alla fine della vita.

Ma il morire non è necessariamente un processo doloroso di per sé. Nemmeno il cancro è sempre doloroso. È importante distinguere, perché sovente si ritiene che la morte debba inevitabilmente essere un'esperienza orrenda ed estremamente dolorosa.

L'uso dei farmaci per il controllo del dolore è in costante evoluzione e fortunatamente è disponibile un'ampia massa di informazioni. La IVAPM (International Veterinary Academy for Pain Management, Accademia Veterinaria Internazionale per il Controllo del Dolore) dà ai professionisti l'opportunità di chiedere consigli e imparare dall'esperienza di altri; può iscriversi e ricevere informazioni anche chi non è veterinario.

La gestione del dolore attraverso i farmaci può essere notevolmente migliorata con l'uso di modalità olistiche, che possono benissimo fare la differenza tra una situazione intollerabile e una accettabile. Per questo sarà probabilmente necessario l'intervento di un professionista, ma anche il custode dell'animale può essere coinvolto nell'aumentare il suo livello di comfort.

Acquisire esperienza nel potere e nell'efficacia degli approcci olistici prima che venga l'ora di fornire assistenza terminale al proprio animale promuove la fiducia e la capacità di applicare tali terapie in maniera efficiente nell'ultima fase della vita.

Il TTOUCH è riuscito ad alleviare il dolore di esseri umani con cancro terminale in casi in cui i farmaci non riuscivano a garantire condizioni confortevoli. Questa modalità gentile di lavoro sul corpo può facilmente essere imparata da chiunque.

La medicina tradizionale cinese offre l'agopuntura e potenti miscele di erbe in grado di ridurre il dolore e controllare la nausa e altri sintomi, nonché gli effetti collaterali della chemoterapia.

La medicina energetica, l'omeopatia, gli olii essenziali e diverse altre modalità di guarigione possono essere sorprendentemente validi nel lenire il dolore, anche se possono richiedere l'intervento di un terapeuta esperto per essere veramente efficaci.

Inoltre, il custode dell'animale può ulteriormente aumentare il comfort dell'animale a casa propria, per esempio applicando compresse calde o fredde come indicato, poiché persino questi strumenti estremamente semplici non devono essere sottovalutati nella loro efficacia quando utilizzati al momento giusto.

Spesso è meglio unire diverse modalità.

Gli ultimi desideri degli animali

Sembra che, proprio come le persone, alcuni animali abbiano degli ultimi desideri. I loro custodi potrebbero percepirli sotto forma di intuizione, proprio come normalmente percepiscono intuitivamente ciò che all'animale piace o non piace. Alcuni animali desiderano gustare un'ultima volta un certo cibo, anche se magari lo hanno rifiutato già per diverso tempo, altri desiderano recarsi nuovamente in un posto speciale. Altri ancora desiderano poter stare in compagnia di una particolare persona o animale amato. A volte può essere difficoltoso soddisfare tali desideri in un momento già gravato dal peso di cure intensive, tuttavia il farlo può contribuire a dare una chiusura più solenne alla relazione per entrambi, l'animale e il suo amico umano.

Comprendere i sintomi del processo di morte

Sovente gli animali vengono soppressi solo perché presentano i normali sintomi di un processo di morte in realtà tranquillo. La decisione di norma è dovuta al fatto che il custode dell'animale non ha familiarità con quel processo, e questo può portare a sentimenti di sconforto e al presumere che quei sintomi siano necessariamente indicatori di sofferenza.

Sapere in anticipo cosa ci si può aspettare di osservare verso la fine della vita e nelle fasi finali della morte può grandemente contribuire alla capacità del custode di rendersi il più utile possibile nel sostenere l'animale.

Mentre durante la vita, la pulizia del pelo (soprattutto nei gatti, nei roditori e negli uccelli, ma anche il grooming reciproco tra i cavalli) fa parte di quei comportamenti manifestati in condizioni di benessere, esso non rientra più tra le priorità del corpo quando la forza vitale decresce. Nell'hospice umano, l'incapacità o l'assenza di interesse a mantenere la propria igiene è uno dei sintomi di cui viene presa nota nella valutazione della funzionalità del degente durante il colloquio di ammissione. Tenere pulito e asciutto un animale è un aspetto intrinseco delle cure terminali.

Nell'hospice umano è ben noto che la perdita di appetito è naturale, non causa disturbo alla persona morente, ma rappresenta una grossa questione emozionale per i parenti che non hanno familiarità col processo di morte.

Il calo dell'appetito, nelle persone come negli animali, può iniziare gradualmente settimane, mesi, o persino anni prima della fine naturale della vita. Questo, in sé, non è necessariamente l'inizio dell'assistenza terminale. Se le analisi del sangue indicano problemi con il fegato o i reni, si possono prendere opportuni provvedimenti e correggere l'alimentazione. Anche l'agopuntura e le erbe possono essere utili per stimolare l'appetito. L'animale potrebbe perdere una percentuale del peso che aveva nel pieno della sua vita pur rimanendo in buone condizioni e in grado di muoversi bene.

Negli ultimi giorni della vita fisica, è normale smettere completamente di mangiare. Non è più un'attività economica per il corpo: digerire il cibo non solo fornisce energia, ma prima di tutto ne richiede, e inoltre il corpo non utilizzerà più l'energia fornita dal cibo. È importante ricordare che è risaputo, nell'hospice umano, che è bene distinguere questa situazione da quella del "morire di fame" e che l'assenza della sensazione di fame non è normalmente un problema per la persona coinvolta, a meno che questa naturale assenza di desiderio di cibo non scateni azioni inappropriate da parte di assistenti male informati.

«I membri della famiglia e persino il personale medico potrebbero cercare di forzare il paziente a mangiare, oppure utilizzare l'idratazione o la nutrizione forzata nel tentativo di "posticipare la morte" o per sentire che stanno "facendo tutto ciò che possono". Anche se l'intenzione è di alleviare il disagio, la realtà è che si ottiene, sul malato terminale, l'effetto opposto. Parte del conflitto è dovuta alla tendenza a credere che ciò che è vero per un corpo nel pieno della vita sia vero anche per un corpo morente...

L'ambito dell'alimentazione è probabilmente quello di maggiore attrito tra i pazienti terminali, le loro famiglie e il personale medico non correttamente istruito sull'argomento dell'assistenza terminale... Per una persona morente che non prova più desiderio di cibo, "mangiare bene" significa il più delle volte "non mangiare nulla".» (Meyers, 2001)

Se la mancanza di appetito viene compresa e accettata dal custode dell'animale, allora questo sintomo, comunemente osservato nell'assistenza terminale agli animali, cessa di essere motivo di eutanasia.

Successivamente alla perdita di appetito, può anche venire il momento in cui l'individuo morente non prova più alcuna sensazione di sete. Questo evento viene comunemente osservato nelle ultime ore. Anche se somministrare dei fluidi rimane un'opzione, nell'hospice umano è risultato evidente che la disidratazione, a questo stadio della vita, non solo non è dolorosa nè disagevole, ma addirittura spesso porta a una riduzione della sensazione di dolore, se questo era presente. Si può persino arrivare a poter ridurre o anche sospendere la somministrazione di antidolorifici in questa fase del processo attivo del morire.

Una volta che un piccolo animale ha smesso di bere e non sta più elaborando i fluidi, il rimanente lasso di vita spesso non supera le 24-48 ore. Per gran parte di questo tempo, l'animale può continuare a essere presente e a sentirsi a proprio agio. Ma anche se l'animale ha spostato la propria focalizzazione dall'ambiente esterno a quello interno, come si osserva nell'hospice umano, questo è un momento prezioso per esternare i nostri sentimenti di gratitudine per tutto ciò che l'animale ha portato nelle nostre vite, e di rassicurarlo che accettiamo che se ne vada e che staremo bene.

Analogamente alla perdita di appetito, la perdita della sensazione di sete e un marcato aumento dei tempi di riposo, persino una totale perdita di interesse verso l'interazione (incluso uno sguardo fisso o vuoto) sono spesso parte integrante e sono in piena armonia con il processo del corpo che porta a completamento tutte le proprie funzioni, mentre lo spirito si prepara per il grande cambiamento.

Esattamente come una persona morente può mettersi a parlare, a volte anche cani e gatti emettono vocalizzazioni in un qualche momento del processo. Ci sono ragioni ben diverse dal dolore per cui essi possono emettere questi suoni: bisogna sintonizzarsi su di loro con una mente tranquilla per poter differenziare.

Tutti quegli eventi che possono essere inclusi in un processo di morte in realtà del tutto sereno possono scatenare l'impulso verso l'eutanasia se non si è imparato a distinguere le proprie paure di far soffrire l'animale da ciò che sta veramente accadendo in quel momento.

Uno dei possibili "effetti-collaterali" positivi del fornire assistenza terminale è che l'animale potrebbe sperimentare una vera e propria svolta e di fatto continuare a vivere ancora per qualche tempo. Anche se non è consigliabile alimentare speranze irrealistiche nel momento in cui ci si accinge a fornire assistenza terminale, i casi di recupero inaspettatto sono sufficientemente comuni da dover essere menzionati.

«Se avessi utilizzato la scala della qualità della vita per la mia vecchia Dalmata l'inverno scorso, avrei certamente concluso che era tempo di sopprimerla. Per fortuna, l'abbiamo tenuta in vita, e quest'anno, sta benissimo!... Un animale anziano che non può più partecipare alle attività che un tempo gli piacevano non se ne sta lì seduto a rimuginare sulla propria giovinezza perduta nè a preoccuparsi per il futuro: vive nel momento. Credo che possiamo imparare davvero tanto dal modo in cui gli animali affrontano la vita e la morte.» (Hickman, 2008)

Prenditi il tuo tempo, amato

Una delle domande che vengono poste più spesso è: «Quanto gli rimane da vivere?» Si può fare un'ipotesi molto generale, ma una previsione precisa non è possibile fino a poco prima della morte. Sembra che sia così anche nell'hospice umano.

Soprattutto coloro che non hanno precedenti esperienze di assistenza terminale e non possono fare riferimento a casi pratici, tendono a pensare che il processo del loro animale sia "insolitamente lungo".

Sembra che il cinema abbia contribuito a queste aspettative in quanto la morte viene spesso rappresentata in maniera irrealistica.

Inoltre, nella nostra società non viene stimolata la capacità di STARE semplicemente con la realtà delle cose. Invece di rimanere presenti nel momento, tendiamo ad anticipare costantemente il futuro. Questo atteggiamento ci rende poco pazienti e ciò a sua volta ci lascia poco spazio per riconoscere che il processo di chiusura dell'attività di un corpo fisico estremamente complesso può richiedere tempo.

Un ambiente calmo e tranquillo è un bisogno essenziale per il morente. Si tratta di fatto di ridurre l'input a tutti i sensi comuni. Prima abbiamo parlato della perdita di appetito, che è collegata col senso del gusto, ed è consigliabile non lasciare il cibo vicino all'animale tra un'offerta e l'altra per evitare che il suo odore gli risulti nauseante. Al termine della loro vita, gli animali facilmente trasaliscono in presenza di suoni. Gli occhi tendono a essere più sensibili e facilmente disturbati dalla luce intensa.

L'ultimo senso comune è il tatto e la percezione del contatto. Il morire tra le braccia di un amato porta con sé una connotazione romantica che può impedire alle persone inesperte nell'assistenza ai morenti di riconoscere che, per una persona morente, può arrivare un momento, nelle ultime ore o minuti di vita, in cui essere toccati non porta più conforto. Anche questo è un fenomeno ben noto nell'hospice umano, eppure può essere difficile rendersene conto in un momento particolarmente difficile, in quanto siamo abituati a ritenere che le carezze siano di conforto al nostro animale.

Se il custode è stato informato della possibilità del verificarsi di alcuni movimenti finali del corpo, questo può prevenire che un animale venga trasportato mentre si trova nel bel mezzo del processo attivo del morire. Muovere un animale morente è controindicato, tuttavia il custode può entrare nel panico se non viene preparato.

Oltre a ridurre l'input verso i 5 sensi comuni durante il processo attivo del morire per creare un ambiente esterno tranquillo, è anche essenziale creare un ambiente "interno" emozionalmente tranquillo. Sappiamo bene quanto sono abili gli animali a captare il nostro stato emozionale e quanto possono esserne influenzati. È uno dei doni più grandi che possiamo fare ai morenti quello di stare accanto a loro senza aggiungere agitazione o grande tormento emozionale alla situazione. Questo si applica anche all'eutanasia. Prepararsi per, e dare poi assistenza terminale può essere un'opportunità per elaborare già buona parte del lutto e giungere quanto meno a una temporanea risoluzione interiore per il tempo necessario per l'effettiva dipartita dell'animale.

Esistono numerose tecniche di lavoro sul corpo – di una semplicità che potrebbe farne sottovalutare l'efficacia – che i custodi possono utilizzare per mantenere o riconquistare il proprio equilibrio interiore. Ugualmente importante è organizzare una rete di sostegno, che al momento dovrà essere essenzialmente fondata sulle proprie amicizie e sulla comunità locale, poiché attorno agli animali deve ancora essere creata quella rete di volontariato e di lavoro di squadra che si è sviluppata attorno all'hospice umano.

Flessibilità attorno all'eutanasia

La vita e la morte hanno spazio per molte variazioni e ci saranno momenti in cui l'eutanasia potrà rappresentare una possibilità bevenuta, per porre fine alla vita di un animale.

Ma persino in casi di emergenza, piuttosto che suggerire al proprietario esclusivamente di sopprimere immediatamente all'animale, può aiutare tanto la persona quanto l'animale offrire come opzione alternativa una temporanea soppressione del dolore, spiegando chiaramente che si stanno solo comprando alcune ore o giorni. Questo "tempo comprato", per quanto breve, può risultare estremamente prezioso, in quanto può per esempio rendere possibile al proprietario portare l'animale a casa per dare a tutti i membri della famiglia il tempo di salutarlo e all'animale l'opportunità di essere esposto all'amore di tutti senza essere distratto dal dolore.

Molte volte è più facile elaborare il lutto quando si può stare in presenza di colui che si prepara ad andarsene, e colui che se ne va può andarsene più facilmente quando tutti i suoi cari hanno avuto la possibilità di dirgli addio. Per i bambini, in particolare, può essere molto traumatico tornare a casa e scoprire che il loro amato cane è morto e sparito senza che abbiano avuto la possibilità di vedere di persona cosa è successo e di salutarlo.

Sia le persone che gli animali possono cambiare spesso la propria opinione su cose molto meno significative della vita e della morte. I clienti che programmano un'eutanasia dovrebbero sapere in anticipo che hanno tutte le possibilità di revocare la propria richiesta anche quando il veterinario ha già fatto tutta la strada per arrivare a casa loro ed è pronto per l'iniezione finale.

Dopo la perdita

Ci sono modi molto semplici per aiutare i restanti membri della famiglia a integrare la perdita.

Come minimo, possiamo permettere loro di scoprire da soli, utilizzando i propri mezzi di percezione, che cosa è successo. I cani spesso impiegano solo un secondo per verificare la situazione e anche i cavalli sono rapidi a comprendere. Offrire loro questa opportunità può evitare che essi si mettano a cercare il proprio amico perduto.

Ma ci potrebbe essere bisogno di un ulteriore sostegno. La medicina energetica, l'omeopatia e le essenze floreali sono alcune delle modalità impiegabili sia per gli uomini che per gli animali, per calmare le emozioni prepotenti non solo dopo una perdita, ma anche durante l'assistenza.

Esiste un altro campo interessante in piena evoluzione: la psicologia energetica, a volte chiamata anche "digitopressione per le emozioni", che è un approccio che permette la gestione autonoma delle proprie emozioni e la loro modificazione terapeutica. Essa trae ispirazione sia dalla medicina tradizionale cinese, sia dalle moderne terapie cognitivo-comportamentali. (Feinstein, 2007).

Gli aspetti spirituali dell'assistenza terminale rappresentano un intero campo di esplorazione. Le nostre credenze influenzano profondamente il modo in cui affrontiamo la vita ma anche la morte, ed è essenziale essere sensibili ai bisogni e ai punti di vista individuali.

Coloro che sentono che la morte fisica non pone termine all'esistenza di un individuo possono persino concepire il processo di morte come un'altra nascita. Se esiste qualcosa come un aldilà, il laborìo che può essere parte del processo di morte può sembrare persino innocuo se paragonato a quello connesso con la nascita di un bambino.

Sembra che la fede in un aldilà sia ampiamente diffusa nella popolazione americana (Popenoe, 1983). Per coloro che considerano l'animale un membro della famiglia, la possibilità che esista un aldilà anche per lui è sicuramente auspicabile. L'emergere di domande e ricerche spirituali in tutto il processo dell'assistenza terminale getta luce sul bisogno di un ulteriore sostegno che vada oltre le responsabilità della professione veterinaria, simile all'approccio di squadra multidisciplinare esistente nell'hospice umano.

Una delle ironie della vita, però, è che le persone che hanno avuto incontri ravvicinati con la morte molto spesso cominciano a partecipare più pienamente alla vita. Il focus della loro attenzione si sposta ed essi imparano ad assaporare la preziosità di ogni momento. Spesso il cambiamento non è niente meno di una vera e propria trasformazione spirituale. (Feinstein, 2007)

Ella Bittel   link scheda autore
(traduzione di Elena Grassi)

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