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Rischi e benefici sanitari a lungo termine degli interventi
di sterilizzazione/castrazione nei cani

Articolo tratto dalla Newsletter di Canine Health Concern di Aprile 2011

di Laura J. Sanborn, M.S.

Una lettura obiettiva della letteratura medica veterinaria rivela, rispetto ai vantaggi e svantaggi per la salute associati alla sterilizzazione/castrazione dei cani, una situazione complessa. L'evidenza mostra che nei cani, la sterilizzazione/castrazione portà con sé SIA aspetti positivi SIA aspetti negativi. Essa ci suggerisce anche che non sappiamo ancora veramente molto su questo argomento.

Nel complesso, sembra che non ci siano buone basi per consigliare la castrazione generalizzata dei cani maschi, specialmente in età immatura, al fine di prevenire futuri problemi di salute. Il numero di problemi di salute associati alla castrazione può superare, nella maggior parte dei casi, i vantaggi.

Sul fronte positivo, castrare i maschi:

  • elimina lo scarso rischio (probabilmente <1%) di morte per cancro testicolare
  • riduce il rischio di disturbi non cancerosi alla prostata
  • riduce il rischio di fistole perianali
  • può ridurre il rischio di diabete (dati incerti)

Sul fronte degli effetti negativi, castrare i maschi:

  • se fatto prima dell'anno di età, aumenta significativamente il rischio di osteosarcoma (cancro alle ossa); si tratta di un cancro comune nelle razze medio/grandi e grandi, con prognosi spesso infausta
  • aumenta di un fattore 1,6 il rischio di emangiosarcoma cardiaco
  • triplica il rischio di ipotiroidismo
  • aumenta il rischio di deficit cognitivo geriatrico progressivo
  • triplica il rischio di obesità, un problema di salute molto diffuso tra i cani, che comporta ulteriori rischi associati
  • quadrupla il basso rischio (<0,6%) di cancro alla prostata
  • raddoppia il basso rischio (<1%) di cancro del tratto urinario
  • aumenta il rischio di disturbi ortopedici
  • aumenta il rischio di reazioni avverse ai vaccini

Per le femmine, la situazione è più complessa. La quantità di benefici associati alla sterilizzazione potrebbe superare i problemi di salute connessi in alcuni casi (non tutti) alla non sterilizzazione. Nel complesso, che la sterilizzazione aumenti le probabilità di una buona salute generale o le diminuisca, dipende probabilmente dall'età della femmina e dai rischi relativi di sviluppare determinate malattie nelle diverse razze.

Sul fronte positivo, sterilizzare una femmina:

  • se fatto prima dei 2 anni e mezzo riduce grandemente il rischio di tumori mammari, il tumore maligno più diffuso nelle femmine
  • elimina quasi del tutto il rischio di piometra, che colpisce circa il 23% di tutte le femmine intere; la piometra uccide circa l'1% delle femmine intere
  • riduce il rischio di fistole perianali
  • elimina il bassissimo rischio (<0,5%) di tumore all'utero, alla cervice e alle ovaie

Sul fronte negativo, sterilizzare una femmina:

  • se fatto prima dell'anno di età, aumenta in maniera significativa il rischio di osteosarcoma (cancro alle ossa); questo è un cancro comune nelle razze di grande taglia, con prognosi infausta
  • aumenta il rischio di emangiosarcoma splenico di un fattore 2,2 e di emangiosarcoma cardiaco di un fattore >5; si tratta di un cancro comune e diffusa causa di morte in alcune razze
  • triplica il rischio di ipotiroidismo
  • aumenta il rischo di obesità di un fattore pari a 1,6-2; l'obesità è un problema di salute diffuso tra i cani, con molti problemi associati
  • causa l'incontinenza urinaria da sterilizzazione nel 4-20% dei casi
  • aumenta il rischio di infezioni persistenti o ricorrenti del tratto urinario di una fattore pari a 3-4
  • aumenta il rischio di recesso vulvare, dermatite vaginale e vaginite, specialmente nelle femmine sterilizzate prima della pubertà
  • raddoppia il basso rischio (<1%) di tumori del tratto urinario
  • aumenta il rischio di disordini ortopedici
  • aumenta il rischio di reazioni avverse ai vaccini

Una cosa è chiara: molte delle informazioni disponibili al pubblico sulla sterilizzazione/castrazione dei cani sono sbilanciate e contengono affermazioni che sono esagerate o non sostenute da prove. Invece di educare i proprietari di animali, molta di questa informazione ha contribuito alla diffusione di false credenze riguardo a rischi e benefici connessi a queste procedure nei cani.

L'età tradizionalmente scelta per la sterilizzazione/castrazione (sei mesi), nonché la moderna pratica della sterilizzazione/castrazione in età pediatrica sembrano predisporre i cani a rischi sanitari che potrebbero essere evitati aspettando che il cane sia fisicamente maturo o, forse, nel caso di molti cani maschi, rinunciando del tutto all'intervento, a meno che non sia necessario dal punto di vista medico.

Il bilancio tra rischi e benefici a lungo termine della sterilizzazione/castrazione variano da un cane all'altro. Razza, età e sesso sono le variabili che devono essere prese in considerazione, unitamente a fattori non-medici per ciascun singolo cane. I consigli generalizzati per tutti i cani non sembrano essere supportati dalla letteratura medica veterinaria.

Reazioni avverse ai vaccini

È stato condotto uno studio retrospettivo longitudinale sulle reazioni avverse ai vaccini nei cani, che includevano reazioni allergiche, orticaria, anafilassi, arresto cardiaco, shock cardiovascolare e morte improvvisa. Le reazioni avverse sono risultate del 30% più probabili nelle femmine sterilizzate piuttosto che in quelle intere e del 27% più probabili nei maschi castrati rispetto ai maschi interi.

I ricercatori stanno studiando possibili meccanismi di causa ed effetto alla base di questi dati, incluso il ruolo che gli ormoni sessuali giocano nella capacità del corpo di montare una reazione immunitaria a una vaccinazione. Le razze toy e nane sono ad elevato rischo di reazioni avverse ai vaccini, e atrettanto lo sono i cani di razza Boxer, Bulldog inglese, Lhasa Apso, Weimaraner, American Eskimo Dog, Golden retriever, Basset Hound, Welsh Corgi, Siberian Husky, Alano, Labrador retriever, Doberman, American Pit Bull Terrier e Akita. I meticci sono risultati essere a rischio minore e gli autori suppongono che la causa sia l'eterogeneità genetica (vigore dell'ibrido).

   
(traduzione di Elena Grassi)

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